Gennaio 2013, nove anni e mezzo fa; in quella ripresa di campionato beccavamo tre pappine dall’Udinese. Era la prima stagione di Handa con noi e l’Inter conservava qualche maceria del triplete, essendo guidata dall’aitante Stramaccioni. Sarebbe stato l’ultimo anno pieno di Moratti, finimmo al nono posto. A Udine si bestemmiò calcio e finimmo in dieci per doppia ammonizione di Juan Jesus. Oggi presagivo analogo epilogo ma, quando penso all’Inter, non riesco a dirmelo sul serio; nella realtà la partita ha offerto esattamente quello che credevo si realizzasse.

Il Milziade del Trebbia, ormai alla deriva, ha completato l’opera ma andrò controcorrente nell’elencare i capi d’accusa. In una giornata tersa di fine estate, dal clima frizzante, sarebbe stato una gioia giocare al calcio su un terreno che pareva disegnato per nobilitare l’azione: ci ha provato l’Udinese, che ha buon senso e organizzazione, nulla di più.

CAPO 1

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.”

Sentenziava Albert Einstein, che ha aiutato il mondo con la Teoria della Relatività; ora, io non ho capito mai molto della Relatività ma, da un punto di vista strettamente lessicale, ho compreso che, parametrare il mondo alla propria condizione aiuta a non crearsi problemi.

Il Trebbiense continua nel suo modulo ammuffito di calcio posizionale, sostituendo i giocatori come i mattoncini del Lego: il risultato attuale è il calcio amorfo che esprimiamo. La doppia sostituzione alla mezz’ora del primo tempo è la classica foglia di fico su una formazione sbagliata; Bastoni fuori condizione e Miky, inadatto ai ritmi dei primi tempi, non andavano schierati. Così come Gekko che, a ritmi alti, non può esprimersi. I vegliardi – a parziale discolpa di Inzaghi, quelli ha – necessitano di un andamento più blando che, nella seconda fase della partita può essere la regola; l’abbiamo sperimentato anche oggi. Pertanto, non resta altro che soffrire con le seconde linee in avvio, per avere delle carte da giocare nella ripresa, unico luogo che, anche oggi, ci ha fornito la modesta speranza di fare risultato. Sancito che mezz’ora di Miky è sicuramente meglio di mezz’ora del Giando, quando faccio giocare Miky? Sarebbe un problemino da terza elementare ma il Milziade, purtroppo, non trova questa soluzione.

Per certe scelte, El Panteron in testa, mi appoggio al nostro sodale Cecio Bonomo che, in chat, così si pronuncia:

Non discuto la generosità del ragazzo, molte volte ha fatto buoni recuperi. Ma ha una percentuale d’errore in fase conclusiva che nemmeno Luther Blisset. Possibile che sul contropiede 4 contro 4 non veda Barella a cinque metri da lui entrare in area in piena corsa? (E sparare un cross quaranta metri alto, nota di Mam) Troppe decisioni sbagliate, troppi errori tecnici elementari, non basta essere generosi e correre, per fare quello conviene l’atletica leggera. Confermo quanto scritto, con il numero enorme di occasioni che si va generosamente a creare sull’ala, solo uno “podologamente cretino” può fare le mostruose cazzate che fa lui. Spero mi faccia rimangiare tutto nel secondo tempo. (Non è stato così, anzi, nota di Mam)

Mentre sull’allenatore chiosa: “Quanto a Inzaghi, bisognerebbe spiegargli che i gialli fanno parte del gioco e solo meno del 3% si trasformano in rossi. Cambiare giocatori per un giallo dopo meno di mezz’ora vuol dire creare un clima ancora più teso di quello che già abbiamo. Pessimo.”

Siamo a miglia di distanza e la vediamo alla stessa maniera.

Nel secondo tempo abbiamo prodotto un calcio sconcio, inerziale, perché, nella fisica classica, l’inerzia rappresenta un movimento in assenza di forze: come il nostro. Giocatori rantolanti in cerca di una finalizzazione, tiri sbilenchi come fanno i peggiori dei brocchi; il portiere dell’Udinese ha dovuto fare solo una mezza parata in tutta la partita. Non posso salvare un centravanti di supposto valore mondiale, El Manzito, che non è in grado di ricavarsi un’occasione da rete; l’ha avuta e la mezza girata è finita a decine di metri dall’obbiettivo. Cifra non tollerabile quando si pretendono milioni di euro all’anno; meglio Success o i succedanei di colore che popolano la Dacia Arena, pochi grilli, molta corsa e “speremo che la vadi ben!”.

CAPO 2

È sintomatico che il destino abbia travolto il Milziade con i suoi luogotenenti; il corner che decide la partita viene provocato dall’ormai decotta olandesina, il quale è correo nel perdere l’uomo ma trova in Correa, nomen omen e asador distratto, un sodale non da meno. A casa mia l’uomo che presidia il primo palo non può non leggere e, per conseguenza, anticipare quella giocata. Ma lui aveva le costine in cottura e quindi… mandiamolo al Porteno e giochiamo con una punta unica e un centrocampista in più, potrebbe essere una soluzione anche con Lukaku, ma il Lego evidentemente non contempla i pezzi del 3-5-1-1 e quindi il Trebbiense non riesce a finire la scatola che il papà gli ha regalato.

CAPO 3

È la piaga dei tempi quando i pazzi guidano i ciechi” King Lear, W.Shakespeare, in onore della scomparsa Elisabetta II

Quando mancano dieci minuti reali – fine partita più recupero – e sei in parità, non importa chi ci sia in panchina a governare; i maggiorenti della squadra, quelli che hanno giocato finali europee e mondiali, magari anche vincendole, devono compattarsi e dettare il ritmo del gioco. L’unico pericolo che si poteva correre era il contropiede e così è stato, non una, ma ben tre volte. Anima, personalità, interismo non appartengono a tutti quelli scesi in campo oggi, nessuno si è battuto contro l’idea di perdere; sono protagonisti di un matrimonio d’interesse, amano per contratto, il giusto, ovvero poco. Che l’ambiente fosse ai minimi termini era risaputo; basta guardarli in campo, senza rispetto reciproco, perennemente in rissa, evidentemente contro l’allenatore, copertura al loro non allenarsi a dovere (Brokkovic salta la rifinitura di ieri e oggi fa novanta minuti? Ma mi faccia il piacere, diceva il grande Totò). La partita riflette l’allenamento: lo zibaldone di castronerie che apprezziamo ogni volta che scendono in campo ne è lo specchio evidente. Solo De Boer e Mazzarri hanno fatto peggio per la mia modesta opinione. Gasperini fece anch’egli male ma aveva l’attenuante del dopo Benitez-Leonardo, che già avevano provveduto a frullare i cervelli a dismisura.

Sarà un’annata così, come ce ne sono già state tante; siamo squadra da trionfi decennali e l’ultimo è appena terminato. La mia speranza è sempre quella di sbagliare.