Passare a Bergamo può sembrare un’impresa, tuttavia, a guardare i numeri recenti, sembrerebbe un atto dovuto, essendo il rendimento casalingo degli orobici molto altalenante; se aggiungiamo che la Dea ha perso quattro delle ultime cinque partite (oggi compreso), non fare tre punti sarebbe stato un ennesimo smacco per una squadra che vorrebbe essere al vertice.

Come sia maturata la vittoria è fatto difficile da comprendere; con tre tiri nello specchio della porta abbiamo fatto tre gol. Musso ha parato un alleggerimento di Dimarco, nel primo tempo, e Palomino ha spizzato nella sua rete, regalandoci il margine per arrivare in porto; così i conti tornano, due conclusioni, tre reti, miracolo a “Birgum”. Per il resto, le nostre finalizzazioni sono parse o dei “terra-aria” a destinazione sconosciuta o dei rantoli di chi emerge dall’apnea.

Il canto secondo dell’Odissea, quello in cui Penelope tesse e disfa la tela, paragonato ad alcuni tratti dell’incontro sarebbe parso un film d’azione tipo “Fast and Furious”; palloni maldestri, unitamente a passaggi sconclusionati, si sono replicati su ambo i fronti, a dir del nervosismo e della mestizia calcistica messi in mostra.

Solo in prossimità del secondo gol – scaturito da azione paradigmatica, immaginata dal Milziade del Trebbia – la deriva dell’incontro è parsa nelle nostre mani; il terzo, fortuito, è stato peraltro frutto di un angolo fortemente cercato.

Giunti sul tre a uno, ognuno per parte sua, giocatori e allenatore si sono industriati per far rientrare l’Atalanta e regalare a noi tutti l’ennesimo elettrocardiogramma da sforzo.

I bergamaschi sono privi dei giocatori che hanno contraddistinto la Dea europea; nessuno è più in grado di far svoltare l’incontro e la prosopopea del Tranviere (Gasperini) cucina il resto. Così abbiamo resistito in trincea, fino al triplice fischio.

Analizzare le prestazioni dei singoli è, purtroppo, esercizio ripetitivo: Onana para il parabile, si attrezzerà per i miracoli. L’Olandesina è nocivo, Skri è distratto, Bastoni è sulle nuvole. Il trio di centrocampo viaggia a corrente alternata; il solo Chala sembra avere un quid differente. Si esaurisce con troppe scelte finali sbagliate il Turbinante, mentre l’armeno è solo una buona idea calcistica, spesso nascosta. Gli esterni hanno in Ercolino Dimarco l’unico in grado di offendere con efficacia, El Panteron conserva gli scarponi da sci fuori stagione; i subentranti hanno così poco minutaggio, che sono impossibilitati a dar notizia di loro.

El Manzito esulta per l’autogol provocato e Gekko, colpo di kung-fu e “rusada”, ha fatto due gol; il miracolato Correa è stato immesso per giocare dieci minuti, neppure il tempo per cucinare una salamella.

Arrivando all’allenatore, è bene fare alcune considerazioni finali, e riassuntive, di questo scorcio di stagione: abbiamo il secondo attacco del campionato e una difesa da classifica centro-bassa. Concludiamo gli incontri, quasi sempre, con una ridda di passaggi: oltre quattrocento, a dir di un gioco ruminato e, spesso, stagnante. La percentuale di passaggi esatti è intorno all’ottanta percento: a leggerla giusta, sbagliamo un passaggio su cinque.

Tanto per esemplificare: Onana a Skri, il quale gira verso De Vrij, che prolunga a Bastoni, triangolo con Dimarco e…palla agli altri.

Ho sentito dire che Onana ha due piedi miracolosi; non penso che nel calcio, anche quello moderno, il lancio del portiere possa fare, se non per caso, la differenza.

Lo so, è una disamina cruda, ma non mi sento entusiasta di questo inizio.

Passare in Cenpion Lig è stato un successo che, se analizzato con schiettezza, è figlio di una partita giocata col cuore, il ritorno a Barcellona, e di un mezzo colpo di fortuna, l’andata a Milano.

Speravo avessimo trentatré punti, stima normale e conservativa, ne abbiamo tre in meno, siamo fuori dalla lotta scudetto. Il Napoli, a meno di equinozi, vincerà a mani basse; accumulasse quindici vittorie su ventitre partite, arriverebbe, come minimo, a 86. Noi, per superarli, ne dovremmo vincere 19, gli altri 18. Tutto è possibile ma è altrettanto poco probabile.

La media attuale – due a partita, target 76 punti – ci garantirà un grigiore da terzo-quarto posto e l’eliminazione dalla Cenpion, con decoro, se passassimo questo turno. Mi sbaglierò, spero.

Le marcate dissonanze esposte, una cifra di gioco che si fa spumeggiante solo con gli “sparring partner” della parte destra della classifica, le perenni disattenzioni del reparto difensivo e la mancanza di alternative nel gioco offensivo portano tutte a un unico indiziato: il Milziade del Trebbia.

Ha come attenuante generica la mancanza di Lukaku e di Brozovic; il primo era parso lontano dall’essere il devastante guastatore di due anni fa, il secondo è stato vicariato da un lussureggiante Chala che, a conti fatti, non lo ha fatto rimpiangere. Ha usato spesso gli stessi, a dir di un copione consunto; un gioco con la riga in mezzo, tanti gol fatti e molti, troppi, presi, termometro di un assetto frazionato, figlio di un perenne squilibrio tattico. A sua parziale discolpa, il nostro presunto fuoriclasse, Lautaro, ha fatto gli stessi gol di Gekko su azione, non ci sono riserve in attacco e il portiere è stato uomo aggiunto agli altri: tuttavia, Handa e il Cocco Correa li mette in campo lui. Alle seconde linee concede scampoli di incontro, impedendo di prendere un minimo di ritmo partita decente.

Auguriamoci che si riposi guardando i mondiali e il 4 gennaio avrà pane per i suoi denti; da lì potrà avviare un nuovo corso o riproporre analogo minestrone.

Personalmente amo il pacchero al sugo; sinora non l’ho visto, ma non perdo le speranze.

Abbiate una felice sosta.

 

NONNO HANDA      8

CESPUGLIO ONANA 13