È stata una vittoria da Grande Inter. Mi viene in mente mio padre, metà degli anni sessanta, leggere serate con amici nelle quali, con la sua erre arrotata, angheriava tifosi di fazioni opposte dicendo: “Per voi è tutto inutile, tanto noi andiamo in porta con TRE passaggi…”. In quel TRE, con la erre che durava tre secondi, c’era una sorta di ineluttabilità divina che il gioco del Mago aveva iniettato in quel leggendario undici. Fatte le debite proporzioni – sono felice per la vittoria, ma non sono ebbro – questa sera il paradigma del tre si è ripetuto a più riprese e non può essere stato caso. Avessimo avuto mire più smerigliate, parleremmo di trionfo; cuntentemes, avere costretto alla sconfitta senza attenuanti l’unica squadra europea imbattuta deve essere titolo di merito, che va equamente diviso tra campo e panchina.

Sono spesso caustico nei confronti del monocorde Inzaghi, questa volta, tuttavia, la gran parte delle mosse escogitate è parsa eccellente. Con “umilté” ha disposto le due linee difensive serrate, una volta si chiamava catenaccio, oggi si dice densità; ha lasciato volentieri il possesso palla, sterile, ai partenopei e, in fase di costruzione, questa la chiave, non ha disdegnato l’inferiorità numerica per avere i due esterni e i due attaccanti liberi di aggredire gli spazi, che gli smargiassi del Vesuvio lasciavano.

Il gol – miracolo di essenzialità calcistica e sublime in ogni dettaglio, dall’apertura del Miky, al cross di Ercolino sino all’incornata di Gekko – aveva avuto repliche analoghe in apertura (Ercolino alto da pochi passi), e ben due volte intorno alla metà del primo tempo, con il piattone fuori misura di Baby Face e con la conclusione sopra la trasversale del Gigante Ebano, dopo assist al solluchero del Turbinante.

Questo a significare l’idea di Inzaghi, che ha l’unico torto di portare alla conclusione esterni poco rodati per quella missione, ovvero buttarla dentro. Non possiamo avere tutto.

Il piano di battaglia di Spalletto da Certaldo, per quanto abbellito da una tecnica quasi “barcellonista” degli azzurri vestiti di bianco, ha portato all’unico tiro in porta al minuto 89, calamitato da Cespuglio, un portiere sciamanico.

Nel football di trincea, che ha costituito molta parte dell’incontro, si è esaltato un bucaniere d’area come Acerbi, issandolo al vertice del migliore in campo, poiché senza sbavature degne di nota. Hanno guadagnato la biada, arroventando le caviglie dei malcapitati, sia Skri, sia Basto. Gli esterni sono stati eccellenti, ma imperfetti, in Darmian e Dimarco, non sono stati da meno Gosens e il Panterone, il primo più in evidenza del secondo.

I tre di centrocampo hanno sopportato il carico maggiore; bravi e diligenti. La mancanza di lucidità palesata in qualche circostanza trova una scusante nello spossante lavoro di appoggio e copertura cui sono costretti da una forma vicino allo zero assoluto di Lukaku e dall’intermittenza di Gekko, sderenato dai crampi verso il settantesimo, data l’usura agonistica del risolutore di questo incontro. Fuochi di paglia El Toro (omaggio al campeon mundial) e Giando, messo in campo per dispnea raggiunta dal vecchio Miky.

In questo mite trionfo manca solo da recensire l’unica prestazione fuori dal coro, quella dell’Asador Maximo, in arte Correa. Questi, nullo, ha la virtù che possiede la diavolina quando si vuol accendere il fuoco (siamo nel suo ambito). Intanto che sposta una salamella o gira una costina, l’argentino sbagliato è in grado di innescare ogni genere di rovesciamento offensivo, per gli avversari beninteso. Venendo impiegato sul finire della gara, rianimerebbe anche l’Acquapozzillo o la Nocerina, costringendo le nostre coronarie a patire oltre il dovuto.

Un neo che dobbiamo accettare in questa serata di calcio fintamente retrò; col possesso palla non si vincono le partite. Noi, almeno questa sera, andiamo in porta con TRE passaggi… e ce la godiamo!

Buon Anno a tutti e forza Inter, nelle prossime tre partite una prima verità sulla stagione.