IL PENSIERO DI MAM E LE RIFLESSIONI DI ALBE-CIRLA

Il calcio ha leggi ferree; inutile contrastarle, drammatico trascurarle. Il Milziade del Trebbia, purtroppo, le rispetta più per caso, che per reale conoscenza. Ne scaturisce un piano di battaglia monocorde, senza diversivi; un piatto avanzare sul fronte, consci di una forza presunta, ma ciechi al cospetto delle indicazioni che il campo di battaglia fornisce o, meglio ancora, fornirà.

Avendo memoria storica, si sa quanto le sfide di Cenpion lascino scorie ben oltre il fisico; andando a vedere la più iconica delle Inter, quella tripletica, si nota come il cammino di Coppa abbia inciso sul ruolino di marcia. Si pareggiarono e si persero delle partite peggio di quella odierna.

Abbiamo perso un punto, non si può drammatizzare; il Bologna è secondo in classifica nel girone di ritorno, ha dimostrato doti di dinamismo e di palleggio invidiabili. Noi – governati come la cucina piacentina, salumi misti, pisarei e fasoe o caramelle – siamo affondati nell’acquitrino del Dallara con il fare stupito di chi è entrato in campo per caso e senza energia. La squadra non aveva un erg da spendere, se non in alcuni. Avessimo perso così col Porto, avremmo potuto invocare il gap tecnico. Si è perso contro giocatori onesti e vigorosi, nulla di più, regalando un goal per indolenza mista a broccheria. L’incapacità palese dell’allenatore di avere quella giusta sensibilità nei confronti dei giocatori condanna alla panchina perenne Asllani, Bellanova e Gagliardini, quando tre giocatori di gamba avrebbero potuto affrontare il Bologna con piglio diverso. Sento già gli strali per aver nominato degli innominabili, per contro domando: ma Miky ed El Panteron, oggi, come hanno giocato? Visto lo stato in cui versano i nostri attaccanti, sarebbe sacrilego mettere El Chala, uno dei meno peggio per volume, vicino a una punta unica? È la logica banale dall’asino vivo al posto del campione morto. Motta, scaltro nell’impostare l’incontro, ha scelto il 4-5-1 avendo davanti un giocatore, Barrow, che non vorremmo regalato per la squadra del dopolavoro. Ha soffocato i nostri boccheggianti centrocampisti e ha concesso gioco a Bastoni, in perenne litigio col pallone, e all’Olandesina, i cui pensieri calcistici paiono in preda a demoni. Darmian ha galleggiato, mentre mi è parso applicato il buon Gosens, forse il meno peggio assieme al turco. Il Durlinadana ha masticato un calcio orizzontale e sonnolento, inadatto alla contesa, ostacolata da vento e pioggia battente, i due nemici del calcio manovrato. Gli attaccanti sono parsi tutti smarriti, per essere buoni. Certamente non era sperabile che convertissero in reti gli assist maldestri che li avevano riforniti. Di occasioni, loro, non sono in grado di procurarsene per dire dello stato comatoso in cui versano a giornate alterne.

Una partita agonica che sarebbe stato miracoloso finire in pareggio.

Il riscontro finale va oltre la prestazione singola che, all’indomani della Cenpion, posso parzialmente giustificare, ma che non scuso del tutto perché avrei voluto vedere una rotazione dei giocatori diversa. Esatto, voglio perdere con giocatori diversi! Solo allora mi convincerò che siano impresentabili; con gli stessi titolati, pronti a essere brasati, siamo già a quota sette sconfitte e ne mancano….

Lo scorso anno chiudemmo il girone d’andata con una media punti di 2,42, scendemmo a 2,21 alla 24° e ci trascinammo con la medesima sino al tragico epilogo. Quest’anno abbiamo finito il girone d’andata a 1,96, ci trasciniamo all’ 1,95 attuale e speriamo di mantenerlo perché questo ritmo ci porterebbe a 74 punti, credo minimo sindacale per entrare in Cenpion.

La macchina è questa, i ricambi sono questi ma il Pilota e il resto paiono essere andati a scuola da Binotto e co.

PS La maglia gialla non andrebbe più indossata, mena rogna

 

LE RIFLESSIONE DI ALBERTO CIRLA

Mastro Cecio,
Sono anch’io parte di coloro che sopravvissuti alla corazzata Potemkin, si disperano ora nei montaggi analogici tattici delle partite dello Spiazentino, avanzate lente e monotone come i mostri di Space Invaders e discesa finale rompicollo in carrozzina  lungo la scalinata con  stramazzamento liberatorio.
Per dirla alla Conte (Paolo), con quella faccia un po’ così, con l’espressione un po’ così che abbiamo noi quando andiamo al Meazza per vedere una partita e ogni volta ci chiediamo
se quel posto dove andiamo non c’inghiotte, e non torniamo più.
Colpo di scena, all’improvviso invece  ci si ritrova a Gardaland, in uno sferragliante e sbirolo Brucomela  che fa andare sottosopra stomaco e morale. Il nostro parco divertimenti è così, speriamo solo di non finire nel tendone che ospita il perfido It.
Di DumdumDumfries non dico nulla, mi ricorda la faccia blandamente stralunata  di Sidney Poitier in Indovina chi viene a cena. Per ribadirla alla Conte  (Paolo) el Panterùn girovaga per il campo -interpretando a suo modo il milanesissimo Và a girà l’Olanda che l’é granda- distribuendo  cross tristi come una salita, da olandese in gita. Però le palle le fa girare a noi, mica ai francesi.
Insieme a troppri co-protagonisti di un weekend che mi ha fatto rimbalzare nello stomaco peggio di Pinball wizard le poche decine di tortelli sbranati per consolarmi.
Ma come sempre, resisteremo anche a questo.