Nel mio modestissimo passato da giuocatore di fussball ho avuto il privilegio di allenarmi, per un quadrimestre, con la Beneamata; avevamo appena vinto lo scudetto del Bersella e Prohaska era la prima nostra stella straniera. Nel microcosmo dilettante, dove scardinavo bulloni in prati e fanghi improbabili, passavo per giocatore molto tecnico; ad Appiano Gentile, visto il ritmo che la squadra campione d’Italia aveva, la prendevo il giusto, mi sono tolto qualche soddisfazione, ma ho un vivo ricordo dei numerosi tiri fuori misura che facevo in ogni partitella.
Il tiro sbagliato non è solo indice di broccheria, né credo che il tiro sbagliato sia anatema contrario: il tiro sbagliato è un condensato di fattori, il primo tra i quali spetta al tempo di gioco. Emblematico il gol dello Spezia dell’Innominabile; una palla comoda e un colpo, a mezza forza, ma preciso. Questa è la verità del calcio.
Se la velocità a cui giochi non ti permette un tiro comodo, vuol dire che: o vai sopra ritmo (primo tempo), o vai sotto ritmo (secondo tempo). Arrivi affogato e accecato prima, ormai con area troppo densa poi.
Chi decide il ritmo è noto, come decide il gioco ampio sulle fasce con l’immancabile cross; se 7 su 26 è lo score orripilante per i tiri in porta (e il portiere loro non mi sembra abbia fatto miracoli, rigore compreso), ancor più drammatico è il 13 a 0 per gli angoli e, udite, udite, i 48, avete letto bene, traversoni sterili che siamo riusciti a produrre in questo venerdì di miseria calcistica in una stagione che, purtroppo, ci regalerà altre amarezze.
L’ottusità del Milziade si manifesta reiteratamente; non solo è un monogamo calcistico, ma non riesce neppure a interpretare le forme dei giocatori sui quali, per contro, non ha più alcun ascendente.
La prova? Il rigore. Dicesi rigorista chi abbia percentuali superiori al 90% in quel fondamentale; Bonimba, 41 rigori e 38 centri, Mario Bertini 13 su 13 quando giocò nell’Inter, per ricordare chi fosse giustiziere. Avendo Lautaro 65% e Lukaku 100% a chi spetterebbe il tiro? La scenetta si è vista in televisione. Siamo all’ammutinamento del Bounty.
Il resto, purtroppo, una logica conseguenza e la punizione finale è quella che si merita chi sconosce le normali regole del calcio e non sa leggere nelle pieghe degli eventi; mi fa rabbrividire la scelta Carboni per gli assalti finali, i tre attaccanti di cui due “gatt ad piomb” (*) e uno scentrato, forse perché andato fuori ritmo a furia di giocare sempre.
Non ha molto, possiamo convenire, ma avrebbe l’alternativa della punta unica. Eppure le partite gli insegnerebbero qualcosa in tal senso; oggi, guarda caso, le soluzioni da gol gli sono arrivate da due difensori, perché non potrebbero arrivargli da un centrocampista in più?
Da ultimo la scelta di Handa lo ha definitivamente giustiziato perché il povero nonno non ha avuto la forza di spingere sulla gamba d’appoggio data l’età; avrebbe parato quel rigore anche solo tre anni fa.
Capire è un lusso mi diceva un caro amico esperto calciatore dal passato nerazzurro; il Milziade non ha queste sensibilità, che sono la bellezza del calcio. Per l’uomo con la riga in mezzo il calcio è una triade che si chiama 3-5-2; il resto rimane nella sfera dei numeri complessi che, ovviamente, appartengono alla scienza di cui lui è sprovvisto. Ci cucinerà a fuoco lento come suo abituale costume e finiremo sbeffeggiati; vorrei tanto ricredermi, ma le nubi all’orizzonte sono troppo dense.
(*) “Gatt ad piomb”: più efficace, per terminologia, del gatto di marmo, che potrebbe avere un ché di estetico, se usato come soprammobile. Così i bolognesi chiamavano il loro ex-idolo Beppe Savoldi, andato a Napoli per la cifra record di 2 miliardi di lire dell’epoca, e rientrato, imbolsito, dopo la parentesi partenopea in quel di Bologna che lo aveva lanciato…inquietante analogia con il nostro Lukakone, ormai simulacro di sé stesso.
LA NOTA DELL’ALBE
