Il sorteggio di Cenpion Lig assomiglia a un sortilegio, numerose analogie e ricorsi storici accompagnano l’esito dell’urna di Nyon.
Per noi Inter-Benfica è una serata di pioggia torrenziale, maggio 1965; Jair che si libera sulla destra, calcia un diagonale che pare comoda preda di Costa Pereira, leggendario portiere dei portoghesi. La palla, un po’ perché viscida, un po’ perché schizzata su una pozza, sguscia tra le mani, passa tra le gambe dell’estremo lusitano e termina in rete.
Sarà il microscopico vantaggio che difenderemo sino alla seconda Cenpion Lig consecutiva. L’ultima della Grande Inter.
In effetti le aquile di Lisbona, che avevano in Eusebio uno dei giocatori più forti dell’epoca, erano incorse nell’anatema di Bela Guttman, grande allenatore ebreo, protagonista dei trionfi del Benfica in CL contro Barcellona e Real Madrid . Questi, esigendo un premio per la coppa del ’62 e vedendoselo negare, abbandonò la società lanciando una sorta di maledizione: “Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte campione d’Europa e il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni”.
L’anatema portò la perdita di ben cinque finali di Cenpion e si estese anche all’Europa League che i portoghesi persero tre volte.
Diavolo di un Bela, sessanta sono già passati!
Noi abbiamo incontrato il Benfica una sola volta in Uefa, nell’anno in cui finimmo lì avendo perso in casa 1-5 dall’Arsenal il girone eliminatorio di CL, gestione Zaccheroni, post-Cuper.
Impattammo a Lisbona per poi vincere 4-3 a Milano in una sfida rocambolesca.
Anno 2004, appena successivo al 2003 quando perdemmo l’accesso alla finale di CL col doppio pareggio nel Derby e Kallon che, solo davanti ad Abbiati, non alzò la palla di quei 10 centimetri che ci avrebbero a Manchester, laddove il Bilan sconfisse la JMS. Anche lì tre squadre italiane a disputarsi la CL.
In quegli anni bui avevamo, tra le altre, la divisa gialla; oltre a uno schieramento che comprendeva Van Der Meyde, Karagounis, Recoba, Martins e Vieri. Adriano andava e veniva.
La difesa veniva orchestrata da Adani e dal colorado Gamarra; perdemmo la doppia semifinale con la JMS in Coppa Italia.
Erano gli anni appena precedenti calciopoli… quasi come fosse oggi…
LE PROSPETTIVE
Certo, visto il sorteggio, se paragonato al tennis di qualche anno fa, la nostra parte di tabellone ci consentirebbe di evitare Federer, Djokovic, Nadal e Murray; un vantaggio non da poco.
Posto che il City, con Haland davanti, sia ingiocabile per il pur coriaceo Bayern, rimane da scegliere tra Real e Chelsea chi si confronterà con gli uomini di Guardiola. Entrambe, per la legge delle compensazioni, subiranno sorte raminga.
Noi dovremo offrire prova maiuscola contro Joao Mario e soci, peraltro orfani della sapienza calcistica di Enzo Fernandez, andato al Chelsea dopo lo spettacolare mondiale con l’Argentina; ci saranno però Goncalo Ramos e Rafa Silva a far venire il mal di testa ad Acerbi e compagnia.
Sperare nella vittoria del Ciuccio sul Bilan sarà il primo ingrediente per cercare di completare questa sognante cavalcata che vado a descrivere. Sistemati i portoghesi, sarebbe auspicabile trovare il Napoli che, presa la sbornia scudetto, arriverà a maggio con argomenti meno intensi degli attuali; una vittoria nel doppio confronto potrebbe non essere impossibile e la finale sarebbe sempre la finale.
Veniamo quindi al City; in una finale tutto può succedere. Il gioco ipnotico dei blu di Manchester potrebbe incartarsi, Haland avere una attacco di sciatica e il loro colorito portiere regalare qualche svarione; in una serata di sofferenza suprema, il Milziade del Trebbia potrebbe rivitalizzare l’asador furioso che, involandosi in contropiede, trafiggerebbe senza scampo l’estremo Citizen in un momento della partita in cui non ci fosse neppure il tempo di rimettere la palla al centro.
Inzaghi, dopo mesi di soprusi, consumerebbe la rivincita non già festeggiando con la squadra ma scappando con la coppa dalle grandi orecchie per giungere, con volo privato da Istanbul, a San Nicolò di Rottofreno (PC) e scambiare il prezioso trofeo con altrettante “coppe di testa” dell’amico Giovanni, allevatore di maiali a Borgonovo Valtidone. Una vendetta consumata con premeditazione, come si addice ai grandi condottieri non riconosciuti dai propri conterranei. Il tutto finirebbe con una processione laica alla statua dell’elefante cavalcato da Annibale (in vetroresina) , sito sulla sponda sinistra del Trebbia nei pressi di Canneto Sopra, sulla strada per andare al Castello di Rivalta. Lì si celebrerebbe un rito propiziatorio simil-pagano con burtleina, affettati misti, pisarei e fasoe, gutturnio abbondante, sia fermo, sia frizzante. La Malox fornirà milioni di pastiglie per gli amanti dell’Ortrugo.
Portare il costume per il bagno notturno nel Trebbia.
E poi dite che il calcio non è una droga…. vi abbraccio e pronti a soffrire.
Mam
