Incredulità, stupore, sorpresa, miracolo, altro? Ci sarebbe molto altro, per questa serata portoghese; in queste notti si capisce perfettamente che la geometria del calcio ha regole non euclidee, impossibile coglierne i postulati e inutile definirne i teoremi.

La palla va dove un’invisibile filo la trascina, respinta dopo respinta, contrasto dopo contrasto.

L’unico che sembra interpretare alla perfezione quell’idioma è lo sciamano Cespuglio che, tra sguardi e imposizione delle mani, governa fuori dallo specchio della porta palloni che noi, afflitti dal patema, avevamo già visto in fondo al sacco. Clean sheet, che non è una parolaccia, e che ci fa ben sperare per il ritorno.

Se volete immergervi in questa ennesima teoria calcistica dovete prendere El Panteron; fino al cinquantesimo, vedendo la partita con un nutrito gruppo di sodali, non avevo annotato altro che epiteti e insolenze. Poi, quasi teleguidato da quei fili invisibili, ha nuovamente opposto la figura contro conclusione velenosa dei “benfichiani” (si dirà così?), obbedendo agli ordini superiori dello sciamano Onana; uno schema già provato con il Porto. Galvanizzato da quella missione impossibile, ha cominciato a mulinare le leve che la natura equatoriale gli ha fornito. Si è proposto sfiorando la rete e, in un successivo parapiglia, ha crossato una sfera che Joao Mario ha improvvidamente toccato con il braccio causando il rigore, ripagandoci, almeno parzialmente, dei soldi rubati quando ha sculettato calcio nella nostra metropoli. Questa sera abbiamo avuto la chiara conferma che scarso era e scarso è rimasto.

Il trio difensivo ha posto l’ennesimo sigillo con il mestiere che li contraddistingue; Baby Face e l’onesto Acerbone hanno cucito “tacconi” (dal veneto tacon, ovvero toppa) in ogni angolo d’area, mentre lo sventato Basto, redento dato il periodo, ha rischiato la massima punizione togliendo dai maroni un pallone scomodissimo al centravanti lusitano. Si è ben proposto in avanti e ha lanciato una curva spettacolare che il Turbinante Nicolino ha rettificato in rete con magistrale cabezada, incastonandosi nella casella del migliore in campo. Quando ispirato come questa sera, rappresenta il valore aggiunto che questa Inter, asfittica negli attaccanti, necessita; l’azione mi ha ricordato l’asse Cabrini-Pablito nella magica Italia-Brasile. Non si può dire sia stato caso perché, in serata, l’opportunità si è compiuta ben tre volte.

Non è stato da meno del Turbinante il Durlindana, volumetricamente all’altezza, non sempre illuminato ma finalmente costruttivo. Miky è stato oscuro e sottopagato dagli episodi, però ha fatto una signora partita. La corsia di sinistra mi è piaciuta il giusto; Ercolino ha giocato con troppa ansia e Gosens ha accusato un ingresso accelerato. Dei quattro attaccanti non saprei che dire; certo, Lukakone è stato inesorabile dagli undici metri, El Torel ha avuto qualche sprazzo, ma di gol non se ne parla, Gekko si è fatto ammonire quando era stato trasferito in panchina, come unico gesto degno di nota, e l’Asador Maximo l’è ches chì, è questo qui, per quelli non domestici. L’Olandesina e Sant’d’Ambroeus hanno santificato la festa.

Il Milziade dirà che lui è allenatore di coppa, del resto, nel piacentino, la coppa di testa non ha eguali e noi continuiamo a credergli finché le sere vanno come questa.

Avrei un mondo di cose da dire ma le tengo nel cassetto; si è vinto comodo a Benfica, chi l’avrebbe mai detto? I fili magici degli dei calcistici ci hanno regalato una godereccia tela, teniamocela stretta almeno per una settimana; mercoledì si soffrirà, come nostra secolare abitudine.