La Sicilia è, particolarmente in questa stagione, incantevole; peccato che la copertura telefonica e internet sia ondivaga, per non dire del kakkio.

Così – tra DAZN in perenne apnea, la radio RAI che frusciava ogni due secondi e le chat – ho seguito la partita come potevo; avevo però capito che il Milziade, messo alle strette, si era inchinato al “turn-over”.

Così facendo ha “banderillato” gli empolesi con le forze più modeste e ne ha avuto ragione con i titolari nel quarto finale.

Ma pensa, una soluzione innovativa, quasi sorprendente!

Peccato che il suggerimento gli fosse giunto in tempi non sospetti ma lui, tetragono, non lo avesse ascoltato.

Cosa ci sarà mai da commentare in una sfida che ha l’ovvietà del risultato “a priori”; c’è solo da piangere per aver perso tre punti all’andata.

Tra le migliaia di commenti che hanno accompagnano l’impresa nerazzurra, quello che mi ha impressionato maggiormente è stato: ha azzeccato i cambi.

Ora, i cambi del Milziade sono sempre quelli, i due attaccanti per i due attaccanti, gli esterni per gli esterni e l’uomo di centrocampo per il suo omologo. Dimenticavo, meglio se ammonito. Ieri l’assenza dell’armeno gli ha anche ristretto le scelte. Se poi vogliamo dire che l’innesto del Panteron e del Turbinante hanno portato più brio non stento a crederlo; a quel punto sembrava bastasse il colpo di grazia per un Empoli parso veramente remissivo.

La nota lieta pare la redenzione di Lukakone; tuttavia la destrezza di gioco che ha mostrato in occasione delle due reti deve essere commisurata all’avversario che, a conti fatti, è il peggiore del girone di ritorno.

Convengo che questa sia tappa di avvicinamento alle madri di tutte le partite, mi stanno bene sia il ritmo blando, sia la concentrazione confinata allo stretto indispensabile: teniamoci i carichi da undici per le sfide infrasettimanali. Ho capito che le interferenze non mi hanno portato via molto.