Oggi abbiamo capito che il Milziade è anche religioso, osservante. La settimana di Passione doveva avere una degna chiusura e così è stato, in ossequio al calcio orizzontale, stancamente infingardo, condito anche da una buona dose di rogna, che viene attratta dai tristi.

E noi siamo tristi; tristi nelle movenze, tristi nel non cambiare mai gioco, tristi nello sbaglio pacchiano, tristi nell’iniziare spavaldi per poi affievolirci sino alla mazzata finale.

Giudicare per numeri ed episodi ci porterebbe lontano dal nocciolo del problema: meno di un tiro su due finisce in porta. Quelli che mettiamo in porta centrano il portiere, solo Turbinante avrebbe potuto godere di miglior sorte. Per il resto un affannoso incedere e un pigro retrocedere che, dopo il settantesimo, diventa una sorta di Caporetto. La reattività generale ­– Cespuglio in testa, non immune da pecche nella svirgola di Candreva – viene meno; nuotano tutti nell’acido lattico, all’Arechi sembrava di essere sul Naviglio Grande a fine novembre, la nebbia calcistica si tagliava col machete.

Resistono con mestiere, professionisti encomiabili, Acerbi, Baby Face Darmian, l’Olandesina. Hanno cercato di non perdere Miky, un buon Asllani e un volitivo Gosens, il migliore fino alla fine del carburante.

El Panteron aveva anche azzeccato un cross ma la Belva di Anversa ha mostrato la sua scarsissima vena. I quattro attaccanti, contagiati da non si sa quale virus, non possono segnare neppure a porta vuota. I subentranti hanno fatto scendere il livello dell’incontro al punto tale che, in linea con la Pasqua, la Salernitana è resuscitata sino ad andare vicina al colpaccio pieno.

Ragionare di episodi significa cercar di scrivere la storia con i se e i ma; al 90° la palla deve essere in mano tua, saldamente, e l’avversario non può pensare neppure di vederne la marca.

Così non è: sistematicamente. Fosse arguto e non tristo, avrebbe messo un difensore in più, tenendo la difesa più alta. Avrebbe intuito il “momentum”, sparigliando le solite carte. Invece no, il modulo prevede due attaccanti e due attaccanti devono esserci, altrimenti la macchina non parte. Speri nella teoria del possesso palla alto ma sai perfettamente, dati alla mano, che questo non potrà mai essere. La testardaggine con la riga in mezzo. Molti scusano il Milziade Trebbiense per la scarsa vena degli attaccanti; io mi ribello all’idea di concedere oltre le dieci conclusioni a una squadra come quella campana, il significato intrinseco del non possedere equilibrio; è palpabile, nonché cromaticamente visibile, il nostro ciondolare non coordinato nel mezzo del campo. Anche oggi la sensazione è sempre identica: l’avversario giunge al limite dell’area con una facilità irrisoria. Per contro noi giungiamo alla conclusione o con colpevole leggerezza o con drammatico affanno.

Asllani ha disorientato spesso i compagni perché ha giocato diversi palloni di prima; i ruminanti calcistici che schieriamo non se li aspettavano.

Doveva essere l’inizio di un trittico favorevole, per contro, è l’inizio di una “via crucis” che prevede almeno dodici fermate; un Golgota lungo da aprile a maggio che speriamo si traduca in un’eruzione vesuviana multipla. Così non fosse entreremmo in un buco nero dal quale, lo dice la fisica, non è più possibile riemergere, neppure per la luce. Figuriamoci per le moviole ottuagenarie che sgambettano vestite di nerazzurro.

 

Il pensiero di Albi

Caro Pres,
Da oggi le comiche a oggi le coliche il passo è breve.
Di maalox in peggio.
Oggi almeno due bocce -stile Salerno Sabrina- avremmo dovuto piazzarle. Nada (Malanima).
Chiedo al nostro schieramento medico di fornire utili indicazioni possibilmente preventive su come gestire Beneamata e salute.
So che l’astinenza sarebbe la migliore prevenzione ma siamo irresolutamente illusi di un colpo d’ala. Che non ci faccia sbattere sul soffitto.
Una serena Pasqua a tutti, compresi i nostri capretti nerazzurri che scorrazzano per il prato belando calcio.
Alberto