Quando si gioca contro JMLS sogno sempre di vincere immeritatamente con gol di rapina, regolare per carità, all’ultimo secondo di gioco; qui non è stato possibile perché la miseria calcistica vestita come i galeotti non ha consentito patemi. Se noi siamo preoccupati non vedo come JMLS possa dormire sonni tranquilli, giustizia a parte.

Si centra la finale di Coppa Italia, obiettivo scritto del Milziade, specialista della competizione; un traguardo che gli dà un merito indiscutibile.

Il “come” potrebbe essere oggetto di analisi approfondite, che ci porterebbero troppo lontano dal nocciolo della questione; si è vinto e questo deve bastare.

La perenne rincorsa calcistica, priva di tregue, di questo 2023 non sembra risparmiare nessuno; prima o poi tutti cadono, basta solo trovare la finestra di rendimento più o meno scadente e il destino di compie. Ineluttabile.

Avevamo la legge dei grandi numeri dalla nostra, non avendo mai eliminato JMLS in Coppa Italia, nel doppio confronto; finalmente abbiamo superato anche questo traguardo del destino e andremo a Roma a difendere il titolo. A chi ascrivere questo merito?

In generale la squadra ha mostrato la solita grammatica: inizio spigliato, gestione, flessione, 30, 60, 90…cambi classici, solo un ammonito, verso la fine, per togliere dubbi al Milziade che poggia il suo sapere su una triade di difesa monumentale, un portiere sveglio all’occorrenza e un centrocampo frizzante almeno sino ai sedici metri. El Panteron ha mulinato come un fenicottero imbizzarrito e ha messo la palla dell’amen a un Manzito in formato scentrato; Lautaro sembra aver nuovo vigore ma l’appuntamento col gol è sempre faticoso. Ha compiuto la migliore azione della partita Gekko, peccato non servisse a nulla; si è salvato agendo da sponda, non sempre precisa, essendo il centravanti rimasto nei suoi pensieri, lontano dalle sue azioni reali. I “suplentes” li hanno fatti rimpiangere: se la Belva di Anversa ha, a mio modesto parere, delle scusanti generiche legate allo scarso tempo di carburazione, non riesco a comprendere l’idea calcistica che animi l’Asador Maximo. Forte della rete in Cenpion, il Tukumano ha creduto di inventare calcio ma non penso abbia passato un pallone giusto, meritandosi improperi infiniti.

In questa piccola fiera dell’horror ci ha messo del suo uno sfarfallato Gosens, mentre il Giando, chiamato per emergenza improvvisa, ha limitato i danni. Il Durlindana ha cercato il volume di gioco consono ma ormai era tardi.

Una menzione speciale merita Ercolino Dimarco; l’azione della vittoria ha le fattezze del caso impensabile. Docile imbucata del Turbinante, movimento sbagliato del presunto destinatario, Gekko, e servizio su piatto argentato per l’enfant du pais che, giunto all’appuntamento con la storia, non riesco a capire se abbia lisciato scientemente, beffando Perin, oppure si sia preso gioco dell’estremo JMLS con un raffinato esterno sinistro. Fossi in lui negherei fino all’evidenza suprema la prima ipotesi per pavoneggiarmi all’infinito sulla costruzione della seconda.

La contentezza supera il sonno che, a tratti, sembrava impossessarsi non solo degli spettatori casalinghi ma anche di quelli che erano allo stadio. Trionfa la logica del Milziade; viva il Milziade. La bellezza del calcio è proprio questa; i moduli si schiantano sistematicamente contro le regole del gol, chi ne fa uno più degli altri festeggia, gli altri spiegano i “perché” e i “per come” della sconfitta.

Non siamo alti di statura futbolistica ma di fianco a noi non vediamo giganti.

La giostra è sempre in moto; del resto, come vi ho più volte detto, la coppa di Piacenza è di categoria superiore!