Settantamila abbondanti per vedere, il venti di agosto, paganti, Inter-Stracchino Spezzino rappresentano un segno di fede secondo solo all’adorazione dei Magi e poco altro che ricordi della mia educazione religiosa ormai seppellita.
La formaggella scesa sul terreno di San Siro, per questa vernice casalinga, è stata spalmata con cura già nella prima mezz’ora di gioco e il morso letale, inferto al minuto trentacinque, ha portato la firma di una dorsale che vorremmo sempre attiva con questa finalità: Turbinante Nicolino serve palla deliziosa per il crapone della Belva di Anversa, tocco gentile di mezza tempia e arrivo imperioso del toro nell’arena che, battendo di mezzo volo, metaforicamente incorna il pur bravo Dragoschi-toreador.
La lussuria di occasioni disperse nel primo tempo, tra cui una piacevole combinazione colored tra il prodigo Lu ed el panteron Dum, ieri ultra-dinamico, poteva far presagire un secondo tempo con beffa in agguato; nulla di tutto ciò perché, a un’analisi casearia più attenta, gli spezzini si sono rivelati degli squaqueroni e due piade aggiuntive li hanno messi a dimora.
Come la settimana scorsa ho avuto sensazione che l’Udinese fosse scesa al Meazza in ciabatte, così ieri ho avuto contezza che non esistono più le provinciali di una volta, randello e sudore; oggi va in scena lo spalmabile, idoneo per registrare la grande squadra, o presunta tale.
Prendere il dovuto senza soffrire, lo score riporta zero-tiri-in-porta per i tosco-liguri, è rituale che frequenterei molto spesso e volentieri ma, nelle pieghe di questo party da spiaggia di fine estate, ho visto alcuni piccoli raffreddori su cui voglio portare la vostra amorevole attenzione.
A scanso di equivoci iniziali, mi dichiaro grande sostenitore del giovin Dima, enfant du pais; ha sinistro pregevole, ha corsa, ha dedizione alla causa. Tuttavia, mi pare si stia compiacendo nel lancio delle curve, ovvero di quelle parabole arcuate che, indefesso, recapita all’interno dell’area avversaria. Ieri non ne abbiamo presa una. Il Dima sembra le stampi col compasso; nulla di più sbagliato. La ripetitività è leggibilità, da parte degli avversari, che hanno compito più facile rispetto agli attaccanti, dovendo solo sporcare le traiettorie e non indirizzarle. Serve una qualità differente e una precisione migliore, caro il mio bel biondino.
Rimango perplesso quando vedo alcune mosse in fase difensiva; sebbene si cerchi, sempre più spesso, di recuperar palla interferendo sulle linee di passaggio, la vera svolta del calcio moderno, noto un ripiegamento ancora rozzo e lacunoso, sufficiente per lo Spezia, vedremo per il resto.
Il duo Lu-La trasuda affetto reciproco, spero, però, cha il gigante belga sia al cinquanta percento; mi è piaciuto el panteron, cui perdono qualche sfollata e qualche sgommata di troppo, fanno parte del pacchetto.
Inzaghi ha mostrato di avere doti telepatiche quando, invitato sommessamente da ciascuno di noi, ha deciso di ruotare gli effettivi: credo abbia concesso l’unica ribalta possibile a nonno Gekko e griglia Tuku, ma penso sempre di sbagliare.
La partita è stata infine balsamo salvifico contro la media-pestilenza estiva che si chiama Gala; complici gli ozi, ruotare sui vari social, tra cui Instagram, costringe, non meno di una volta al giorno, a imbattersi nella storpiatura bilanista di “Freed from desire” della suddetta Gala (nome d’arte di una metrosexual milanese che ha composto vari anni fa questo hit-single). “Pioli is on fire” – che di per sé suona come ghiaccio bollente, ovvero un ossimoro – arriva da ogni parte del globo mediatico e ha il sapore rancido della scimmiottatura, essendo quella dei tifosi del Wigan la versione originaria, dedica al loro attaccante Will Giggs, vedere per credere.
(https://www.youtube.com/watch?v=eOpGCGtCVsE).
Il tre settembre dovremo trasformarci in pompieri onde sedare questo malcostume; prima ci aspetta un pareggino c’a Lazie e, per restare nell’ambito dei formaggi, una grattata di raspadura cremonese!
