Anno 1970, 9a Edizione della Coppa Rimet che si disputa in Messico; il girone eliminatorio – che annovera i detentori del trofeo, l’Inghilterra, e i depositari di un verbo calcistico differente e non replicabile, il Brasile di Pelè – si disputa a Guadalajara, quasi 1600 metri sul livello del mare, ore 12:00 caldo terrificante. IN QUELLA PARTITA ACCADE UN FATTO STRAORDINARIO CHE APPARTIENE ALLA STORIA DEL CALCIO; UN FATTO MINIMO MA, NEL SUO VERSO, ESSENZIALE CHE IL GRANDE CECIO, REDUCE DA MONTAGNE DI PISTACCHIO, CI REGALA IN QUESTA DOMENICA PIOVOSA E DI CALCIO NOSTRANO LONTANO.
LA PARATA DEL SECOLO di Cecio Bonomo
Sono passati più di 50 anni e se Dio vuole, io ero davanti alla TV.
Sì, ok, in bianco e nero, con le immagini un po’ sgranate e le linee del campo sghembe, però io c’ero. Da allora ho avuto la fortuna e il privilegio di vedere decine di meravigliosi portieri esprimersi in interventi fantastici, da veri acrobati della rete. Ma non c’è nulla da fare, io una cosa così non l’ho più vista realizzare, nemmeno da numeri 1 in valore assoluto assai più completi e spettacolari di Gordon Banks.
Quell’azione, tutta l’azione, dal suo inizio alla sua epica conclusione ha avuto qualcosa di sovrumano. Solo quella meravigliosa cervellotica della Dea Eupalla (colei che decide gli ignoti percorsi della sfera sul campo secondo il mitico Gianni Brera) potrebbe concepire una sequenza di tale sublime perfezione. Lancio lungo linea di quaranta metri del Capitano, Carlos Alberto, alla pantera Jairzinho, che sul filo della linea di fondo spara un cross monumentale, una parabola perfetta a tagliare l’intera area inglese per finire alta, altissima dalla parte opposta.
Qui entra in gioco la Dea Eupalla, a muovere uomini sul campo come avesse nelle mani la chiave onirica degli effetti speciali, quelli che si vedono solo nei film. Edson Arantes do Nascimiento, in arte Pelè, si eleva in cielo. No, non con il classico terzo tempo che fornisce la spinta, lo fa da fermo, come tirato verso le nuvole dal filo magico della Dea Eupalla. E colpisce il cuoio come mai nessuno ha saputo fare di testa nell’intera storia del calcio, con una violenza e una precisione da fucile con puntatore laser, giù, a terra, nell’angolino, a mezzo millimetro dal palo.
Gordon Banks è in piedi, vede la parabola perfetta del tracciante di Jairzinho attraversargli l’orizzonte. Lo spazio di un decimo di secondo divide il tempo della storia, dallo stacco del malcapitato Wright – al quale il divino Pelè regala un metro di ascensore in più alla frustata di piena fronte per il gol, sicuro, ineluttabile, assolutamente imparabile.
Un omino di gomma in maglia color cobalto si inarca, il movimento, se visto al ralenty, sembra una di quelle molle che scendono dagli scalini. Solo che lo fa alla velocità del suono, la sua mano aperta schiaffeggia il pallone sulla linea, il cuoio esplode verticale, a sfiorare la traversa disegnando un campanile alto, come un fuoco pirotecnico alla festa di San Giovanni, e si spegne sul fondo, mentre O’Rey resta quasi impietrito, abbagliato da tanta bellezza.
Nessuno potrà mai spiegare un gesto del genere, nemmeno lui, lo stesso Gordon Banks, intervistato per quaranta e più anni a proposito di quello strano, irripetibile episodio. L’hanno chiamata la “parata del secolo”.
Lo è stata, senza dubbio, almeno per chi vi sta scrivendo.
Cecio
https://www.youtube.com/watch?v=WqmWsM3k380
Nota di Mam
Se osservate il filmato, il portiere e Bobby Moore, suo capitano, dopo quell’episodio, per un secondo sorridono; termometro di un calcio diverso e sottile rispetto a quello tatuato e urlato di oggi.
La leggenda narra che Bobby, passandogli vicino, gli abbia mormorato: “Ormai sei vecchio Banksy, una volta queste le bloccavi!”
E Gordon, ridendo verso chi lo aveva accompagnato a sollevare la coppa Rimet quattro anni prima, gli abbia risposto: “Eccome se le bloccavo!”
