Non avevo in conto di soffrire; nel pomeriggio ero andato anche a fare un giro, imbattendomi, nella metropolitana, in un gruppo di giovani dai tratti somatici nostrani. Una decina di sciarpe nerazzurre, tutti tra i venti e i trenta; parlavano un tedesco strano. La curiosità mi ha spinto a chiedere: non ho capito bene da dove venissero, forse tra Berna e Zurigo, tutti associati a un Inter Club fatto di emigranti dalla Calabria e dalla Basilicata. Senza retorica, questa è la forza del calcio e, senza dubbio, il potere del Derby.

E senza retorica ho pensato a loro quando il grigio Massa ha fischiato la fine.

I numeri parlano di un dominio incontrastabile; paradossalmente il Milan è parso più in partita a Ryad che questa sera.

Noi abbiamo fatto, molto, e disfatto con un atteggiamento strano da commentare; se concedi un tiro in porta all’avversario sei stato vicino alla perfezione, eppure, dal sessantesimo in avanti, abbiamo sofferto senza motivo. Nel secondo tempo, assai peggiore del primo, avevamo fatto anche due gol: uno annullato dal fuorigioco elettronico (bene che ci sia), l’altro annullato a Lukaku dal grigio Massa, un arbitro che usa metro tutto suo per giudicare i contatti e che, in epoca VAR, si arroga decisioni che sarebbero molto più giuste se lasciate sedimentare televisivamente. Ma l’ego arbitrale non passerà mai.

Ha svettato su tutti Lautaro Martinez, restituito a nuovo lignaggio dal titolo di campione del mondo; in lui credo stia sbocciando una consapevolezza diversa, una maturità calcistica che tutti aspettavamo. Dieci e lode.

Ho visto un pacchetto difensivo molto concentrato, che solo sul finale ha perso qualche minima battuta; ma con in porta lo sciamano, Giro Giroud ha sbagliato lo stop dove lo scorso anno ci fece fessi. Potere di Cespuglio che ha fatto un’unica parata su un tiro a mio avviso fuori dallo specchio, giusto per guadagnarsi la michetta.

Il trio di centrocampo, turbinando con vigore, ha tenuto il comando delle operazioni salvo distrarsi in qualche occasione; non possono girare a mezza potenza, la minkiata è dietro l’angolo. Ercolino ha sentito la sfida, accumulando imprecisioni non da lui. È stato come sempre perfetto Baby Face, un giocatore da imbalsamare.

Nonno Gekko ha agito di raccordo ma, stante che el Toro non può fare tutto, la sua opera è risultata avara laddove sarebbe servita; mi è piaciuto il piglio della Belva di Anversa. Lukakone è sembrato dare segnali di risveglio e avrebbe fatto anche gol ma, per le ragioni di cui sopra, ne annotiamo solo l’efficace impegno. Non ha sfigurato Gosens, si è applicato addirittura il Giando e ha fatto in tempo a dare qualche sventola di durlindana Brozo che, andando avanti, ci potrà tornare utile.

I numeri sono belli da vedere: otto corner a zero, trentacinque cross, dieci a quattro le conclusioni cui vanno aggiunti due gol annullati. Ci sarebbe stato ludibrio ma, come sempre, si sono consumate le coronarie.

Vincere il Derby regala un semestre di pace; ne abbiamo vinti due in un mese, sembra di essere al Giubileo.

Girano le balle per l’occasione dello scorso anno ma indietro non si torna; this is Inter Milan, prendere o lasciare.  La mia nonnetta avrebbe chiosato “Mejo cusì che pezo” (Meglio così che peggio)… come darle torto, pensate ai diavoletti con le loro casse di pere.