La malattia è seria, non la si scopre in questa calda sera di settembre; pretendere di guarirla contro il Bayern sarebbe come provare a curare un malato di polmonite portandolo al Polo Nord in bermuda e senza maglia della salute.

Infatti i pronipoti dei Teutoni, scesi al Meazza convinti di saccheggiare, hanno trovato la popolazione locale ben disposta ad accoglierli; per quest’Inter sono lontani i tempi del Barbarossa, tra i nostri non c’è alcun Alberto da Giussano. Brokkovic, lontano parente del Dirlindana, svogliato e accidioso, ha mostrato la cifra media dei nostri che, per la prima volta, ospitavano tra i pali Cespuglio Onana. Visto nel riscaldamento, il Camerunense sembrava tradire non poca ansia per questo singolare debutto, durante la partita ha fatto qualche buon intervento, ma non è sembrato appartenere alla risma dei salvatori. Sant’d’Ambroeus ha profuso impegno responsabile e di fede, ma è stato correo nelle due azioni dei gol bavaresi, mentre in attacco, dove ha fatto appello a ogni risorsa che le primavere gli consentono, ha spedito in curva palla propizia. I compagni di difesa hanno accusato torcicolli perenni vedendo roteare Sané e compagnia. Gli esterni, El Panteron in particolare, hanno balbettato calcio. Chiamati a un pesante doppio lavoro hanno fatto poco di tutto per finire ingoiati dai raiders delle terre Germaniche. Il centrocampo ha avuto in Miky e Chala due interpreti ondivaghi e poco misurati, il primo senza dubbio meglio del secondo, incapaci entrambi di un’offesa seria e concreta. A referto l’Inter mette due tiri in porta e venti minuti complessivi di blando predominio in cui qualche sfumata occasione avrebbe potuto goder di miglior sorte. Gekko ha lottato per palloni inutili, a centrocampo, smarrendo la furia necessaria nei sedici metri, analogamente El Torito, sbuffante e scalciante, ha scornacchiato a più riprese, ma di lui non annotiamo una conclusione. I subentranti, le sostituzioni per il Milziade del Trebbia stanno diventando un parto distocico, hanno potuto il giusto essendo la gara già indirizzata e la loro carburazione impossibile, visto il tempo esiguo che è stato loro concesso.

Certo, quando vedo El Tuku asador sbagliare, da dentro l’area, a porta semivuota, un regalo da Oktoberfest, mi domando a cosa stesse pensando: quanto far cuocere le costine o inserire le salamelle nel prossimo menù?

L’unica nota divertente della serata è rappresentata dalla lettura delle varie chat di bauscioni malinconici e smarriti, tra esse, quella più aderente al vero, mi ha fatto sorridere.

Sono affranto ed è solo l’inizio di settembre!

Il Milziade del Trebbia sembra aver dimenticato ogni strategia, l’impressione di impotenza mostrata questa sera è stata evidente, impossibile trovare motivazioni o cause certe. Sei mesi fa si teneva dignitosamente testa al Liverpool, poi finalista in CL, oggi si assiste a una lezione di calcio moderno a spese nostre. C’è da rimanere ammirati verso i gaudenti bavaresi che, con energici pressing portati all’unisono, riconquistano palla per triangolarla, rigorosamente a uno o due tocchi, avendo solo l’incomodo di aggirare birilli nerazzurri che sembrano posti, sul verde del Meazza, a mo’ di esercitazione. Non c’era la tracotanza di Wagner nell’ esecuzione ma sprazzi di football beethoveniano sono stati elargiti a noi poveri illusi. Eravamo consci della sfida impari, non c’era, se non vedendola in loco, la realizzazione di povertà calcistica e di rassegnazione che ha accompagnato buon a parte della contesa.

La mestizia con cui si è accettata la sconfitta, la sfiducia reciproca – intrinseca ai giocatori e tra panchina e giocatori – che si poteva toccare da bordo campo, è sintomo di patologie futbolistiche serie, spesso inguaribili, dalle quali è possibile uscire solo con terapie d’urto. Inzaghi non sembra dotato di tali taumaturgiche essenze, lui stesso, a principiare dalla mossa Onana, pare obbedire ai demoni del dubbio, piuttosto che a disegni che diano luogo a un futuro diverso. La storia insegna; solo passando attraverso la dolorosa demolizione dei totem ormai consunti, siano essi calciatori o sistemi di gioco, si può ambire a domani differenti. Sono progetti concepiti o da grandi navigatori consumati o da sfrontati giovani esploratori che vogliano misurarsi con l’Oceano: lui, tristo, percorre il Trebbia, in secca, chiedendosi dove sia finita l’acqua.