Cascando in mezzo a un turno epocale di Cenpion, la partita con i neroverdi piastrellisti poteva nascondere solo insidie. Quando vedono nerazzurro milanese gli apolidi del calcio (sono il Sassuolo, ma giocano a Reggio Emilia, manco nella loro provincia, che è Modena) si trasformano e si tarantolano per novanta minuti più recupero; il loro allenatore sembrava dovesse vincere il campionato del mondo e, alla domanda di circostanza, “L’Inter può vincere la Cenpion?”, invece di abbozzare e augurare garbatamente un futuro roseo, ha trovato il buongusto per osannare la prestazione maiuscola dei suoi moschettieri, con il simpaticissimo Berardi in testa.
Comprendo lo spirito sportivo, ma con Lazio e Salernitana sono parsi arrendevoli, mentre con noi, peraltro sonnolenti e sfilacciati, hanno raschiato il fondo del barile delle energie.
Mi piacciono quegli allenatori che, avendo preso quattro pappine quattro, dicono che hanno giocato alla grande. In effetti questi ramarretti bassaioli hanno offerto calcio spigliato e arrembante; buon per noi che la Belva di Anversa ha fiocinato come sa fare solo lui e lo spauracchio piastrellato si è disintegrato.
Il Milziade, dopo mesi di purgatorio, ha capito che il turnover non è disdicevole; pur avendo squadra assemblata con atleti a corto di minuti, ha retto e portato a casa tre punti aurei.
Si è però giocato un calcio confuso dove tutti, chi più chi meno, hanno contribuito a rendere affannosa la manovra; come detto, lo dico convinto, la testa era altrove.
Per contro, mi pare evidente che la Dea Eupalla si sia stufata di vederci soccombere e, in una settimana, ci ha regalato autogol e deviazioni importanti; questa sera lo spettro di una nuova beffa si è profilato a più riprese, pur essendo andati sul tre a zero, non abbiamo gestito mai la gara, anzi.
Si è vinto e questo deve bastare; l’altra sponda del Naviglio non pare essere più verde.
Ora silenzio e concentrazione, per noi il Sassuolo è come il Real Madrid, averlo superato è un segno propiziatorio. Che la Dea sia con noi.
