20230222_ Int 1 Por 0
Sarebbe stata la partita perfetta per Fuffo Bernardini: datemi il portiere che para (Onana) e il centravanti che segna (Lukaku) e alla tattica ci penso io. Non è stata così semplice ma la cruda sintesi non consente molto di più. Il Porto è compagine simpatica come la sabbia nelle mutande; giocano un calcio stretto, fin troppo lineare. Il fraseggio insistito finisce per cucinarti in un continuo torello al quale i nostri, a fasi alterne, hanno abboccato. Per contro, assaliti dalla paura di mettere il piede in fallo, i nostri hanno masticato calcio alla mano, a mo’ di rugby, privilegiando l’orizzontale al verticale; hanno sbavato in qualche circostanza ma, nel complesso, non si sono sottomessi a un avversario dipinto come un dragone medioevale.
Giocando con la prospettiva dei centottanta minuti, entrambi hanno traccheggiato, convinti gli uni e gli altri che le polveri si sarebbero accese solo in quel di Oporto; ne è sortita una partita irritante ma, per alcuni tratti, godibile senza giganteschi sussulti. Il trio difensivo, applicato e registrato da un sempre più convincente Acerbi, non ha consentito che qualche rada conclusione; lì lo sciamano Cespuglio ha compiuto stregonerie memorabili, mandando in solluchero i bauscia col batticuore. Onana ha ipnotizzato i portoghesi, sfoggiando un completo arancio-rosato buono anche per le nebbie anni settanta. Baby Face ha marcato il territorio con vigoria, instillando professionalità alla nostra manovra; non altrettanto si potrebbe dire di Ercolino che, a causa di una condizione in decrescendo, ha sfoggiato le sue sciabolate solo in qualche circostanza.
Il centrocampo ha visto El Chala dominare ma con Turbinante spesso impreciso e Miky appannato rispetto a domenica. In attacco Gekko è stato zavorra, a esser clementi, mentre Capitan Toro si è impelagato in una di quelle contese ove un rimpallo, un’azione fruttifera o un gol decidono il suo giudizio; da capitano si scorna ma un goal e mezzo strafogati, più qualche sguisciata, bollano la prestazione.
Il Milziade del Trebbia temeva il confronto con l’ex-compagno Conceicao; il duello poteva essere tricologico, riga in mezzo contro gel. Il portoghese ha inalberato un pepe-sale colmo di saggezza e ha mostrato, come detto, un’organizzazione temibile. Il nostro ha opposto lo schema usuale; il lusitano, quasi per scherno, gli ha concesso le corsie esterne ove i nostri con goduria si sono lanciati per approdare a cross che si spegnevano sistematicamente sulle crape dei portoghesi. All’epoca dei cambi, stranamente tempestivi, l’ingresso di Lukakone ha fornito i nostri di un uomo solido al posto di un ectoplasma e un Gosens dinamico per un Dimarco un po’ spento. Il più “risietta” dell’undici di Oporto è finito fuori, se lo meritava da tanto era antipatico, e, dieci contro undici, il Durlindana ha cominciato a menare con piglio incoraggiante. Vista l’occasione Milzy ha messo El Panteron che, al contrario degli altri subentranti, è sembrato Scarpantibus. Così, quando il risultato in bianco pareva essere destino, con uno spunto di classe in una serata avara Turbinante Barellik ha centrato, la Belva di Anversa ha ritrovato magici poteri e, sfortunato nella prima conclusione finita sul palo, ha convertito in rete la palla del definitivo vantaggio. Elettrizzato dalla fine del digiuno ha rispolverato la Lu-La ma il Toro, incredulo, ha mancato l’appuntamento.
Inzaghi ha, in questa fase, tredici-quattordici giocatori su cui contare; ieri li ha misurati con sagacia, riguardo al gioco e all’assetto in campo, di fronte a un avversario scaltro e scomodo, ha avuto solo insistenza.
Diamogli atto che la prudenza dell’orizzontalità ha sortito il risultato sperato; il copione di Oporto è scritto nella storia centenaria nerazzurra. La sofferenza, come la serie A, è il nostro DNA: siamo già geneticamente pronti.
