Nel percorso di un campionato bisogna sopportare partite come queste; negli anni buoni le vinci di “sghetto” a tre minuti dalla fine, negli anni grami ti fanno goal e non riesci più a rimontare, mentre nelle annate insipide, come questa, finiscono zero a zero.
Le considerazioni che possiamo fare sono molte, meglio riservarle a tempi diversi; il foto-copione del Milziade Trebbiense propone, pur mutando lievemente gli attori, una prima mezz’ora spumeggiante, una finale di primo tempo allegro, un inizio ripresa (non sempre) ardito e dal sessantesimo inizia un declino irrimediabile, più o meno lento a seconda dell’avversario, che ci vede tossire calcio come un vecchio all’ospizio. Privi di ossigeno, annebbiati nelle idee e nello spirito, ci trasciniamo verso l’epilogo votandoci a non si sa quale santo, sparacchiando palloni in mischia in cerca di chissà quale ventura. Ieri, per esempio, al minuto 93 Ercolino fuori registro ha sputato un pallone in area dove nonno Gekko, dimenticandosi di torcere il collo, ha incocciato la sfera liberando l’area avversaria, avendo spedito il cuoio quasi in fallo laterale. Roba da ridere per non piangere.
Non facciamone una tragedia, la cifra tecnica, essendo la condizione fisica ondivaga, rimane bassa; concorrono a farla scendere di rango gli isterismi del Turbinante contrastati dall’impotenza del gigante Ebano, ovvero quello che rimane di Lukaku. Vista la riprovevole scenetta, un allenatore di peso avrebbe detto ai due di non presentarsi in campo a costo di schierare il magazziniere. L’uomo dalla riga in mezzo ha fatto Pilato e ha avvilito un già avvizzito Gosens, ha sopportato il Turbinante scontroso-svoglioso e ha fatto marcire definitivamente la spelacchiata Belva di Anversa, ormai avviata al prossimo giardino zoologico calcistico.
Ha alternato Baby Face con el Panteron, di fatto peggiorando la fascia destra, ha messo il Durlindana a far minuti avendo compassione del Chala, fulgido ma di poco impreciso, e dell’oscuro Miky che, a furia di essere oscuro, alla fine appare invisibile. Della forma inversa di Ercolino mi pare di avere detto, mai centrato nelle azioni nevralgiche (in area piccola almeno la porta va presa…), mentre il trio di difesa non pare aver avuto mai gravi tentennamenti. In ogni caso Cespuglio sciamano è arrivato a incutere così tanto timore, in questa livrea “black on black”, che il tiro dei Doriani più vicino è finito a più di dieci metri dalla porta.
Anche qui, mantenere la difesa a tre per mandare alla conclusione o Skri o Acerbi non mi è parsa mossa lungimirante, ma credo che il convento passi questo, particolarmente quando l’avversario ha l’arguzia di rimanere compatto nella propria area.
Capitan Toro si è rattrappito, sguisciando (dell’inglese onomatopeico “to sguish”) palloni invitanti; è così anche lui è finito tra i dannati. Non possiamo che prenderlo così, perché lascialo significherebbe giocare con uno del pubblico centravanti.
Certo, produrre venticinque conclusioni e non capitalizzare nulla fa sorgere degli interrogativi sulla conduzione finale delle azioni stesse, ma le eventuali accuse verrebbero puntualmente smontate tra cinque o sei giorni e riconvertite tra dieci.
Galleggiamo in un’aurea mediocrità, legati a un rimpallo o a una deviazione; stregati da un destino che non vuol mai farci spiccare un vero volo, sognando sempre un domani differente.
