Ci avessero detto del pareggio, avremmo firmato un lenzuolo; questo dovrebbe bastare. Abbiamo il destino nelle nostre mani e, battendo i dopolavoristi birrai, saremmo agli ottavi di Cenpion Lig. Pur sempre un traguardo, insperabile in questo inizio di stagione singhiozzante.

Se lo 0-0 rappresenta la partita perfetta, il 3-3 può essere zibaldone di errori che si sono specchiati, essendo in narcisi catalani allergici alla difesa e gli onesti bauscia troppo dediti alla protezione dell’area. Come sempre il match è stato ricco di contraddizioni, i blaugrana hanno largheggiato, forti di una tecnica individuale superiore, i nostri hanno estratto conigli da cilindri presi a noleggio. Il folcloristico Cespuglio è ancora acerbo negli atteggiamenti, ora scattante, ora immobile; avesse preso un gol in meno sarebbe stato miracoloso, ha avuto il pregio di lanciare Lautaro nella terza rete. I tre della difesa hanno presidiato, con i secchi di olio bollente, gli assalitori delle mura milanesi; non sono stati impeccabili, ma data la continuità degli attacchi, una sbavatura era da mettere in conto. Ciuffetto Bastoni non ha ancora imparato che in area non ci si volta quando l’avversario tira, la deviazione non è sfortunata, ma è figlia di una postura scorretta. Skri e l’Olandesina non possono lasciare a Bellanova Levandoski nel recupero.

Si è confermato pivotale el Chala, il migliore, una certezza che potrebbe schiude nuovi orizzonti, inspiegabile la sostituzione… non era neppure ammonito. Miky ha usato il mestiere, ha salvato un gol fatto, ma le primavere pesano nell’offendere da così lontano. Turbinante, pur incremando corse dissennate, ha trovato la via della rete, quella che noi vorremmo da lui con maggior frequenza e, a dire dello stato più psicologico che fisico, ha svoltato la sua prestazione, divenuta maiuscola. Ercolino Dimarco è parso al limite della categoria, soprattutto se obbligato al doppio lavoro. El Panteron ha agito in modo sventato, solcando la corsia di destra senza troppe fortune; non è mancato l’impegno, ma il pericolo è stato più nostro che loro. Non ha avuto sorte Gekko, puntuale nel primo tempo e spento nella ripresa, l’esatto contrario del Toro che, trovato un gran gol, ha, come spesso gli accade, ritrovato l’effervescenza, che un giocatore di quel calibro dovrebbe avere, fornendo anche due meravigliosi assist, il primo trasformato da un volitivo Gosens e il secondo vanificato dal giovane Asllani; quest’ultimo ha avuto l’appuntamento con la storia ma, digiuno di gioco, ha imbrattato il quaderno dei rimpianti. Se non lo maltratteranno si farà, certamente non frequentando la panchina.

Bellanova si è preso spavento con Levandoski, come non capirlo, mentre Darmian ha fatto il suo, ovvero ha limitato le incursioni nell’out di sinistra nostro. Acerbi ha giocato uno scampolo di partita ed è stato correo degli esausti Skri e De Vrij nel non marcare Levandoski al crepuscolo dell’incontro. La squadra ha lottato con spirito commovente, è stata incapace di chiudere l’incontro e di amministrare il doppio vantaggio. Questo da una cifra ai nostri psicologica più che tecnica; quest’ultima è stata improntata dal Milziade del Trebbia che, facendo un cambio cervellotico, ha impostato un 5-4-1 che poteva essere secondo, in termini di strategia, solo al 5-5-5 di Oronzo Canà, Lino Banfi, l’allenatore nel pallone. L’aver tolto Chala per mettere al comando delle operazioni Miky fa un po’ sorridere; forse l’armeno ha più fiato del turco? Difendersi a oltranza era il credo di questa sera, rinculare sistematicamente nella nostra area significava, prima o poi, prendere gol e, nei fatti, tre ne abbiamo presi. Rimane il fatto che, avendo agito per procurarsi la prateria, ove far scorrazzare i nostri delanteros, abbia azzeccato una mossa meritevole e meritoria. Ha ragione quindi lo stratega di San Nicolò di Rottofreno e, toccandoci all’infinito in luoghi sconci, dovremmo vedere qualcosa di più nell’anno nuovo. This is Inter Milan, una squadra votata alla sofferenza e dedicata a far soffrire; un ottovolante costante e continuo dal quale, alla fine, non val mai la pena scendere. Viva l’Inter!