Esimio Mam,
prima di tutto le scuse, il silenzio è stato lungo, troppo lungo per uno abituato da anni a vergar minchiate ad ogni piè sospinto, anche nei casi in cui dignitosi silenzi avrebbero prodotto risultati certamente migliori.
Fossi scrittore potrei buttarla malamente in corner adducendo il primo fatidico “blocco” innescato da chissà quali tormenti, o mettendo in fila scuse irricevibili alla stregua del miglior John Belushi della storia, quello nel tunnel, con la faccia infangata, che inanella un rosario di calamità bibliche per convincere una meravigliosa Carrie Fisher a non imbottirlo di proiettili.
Ma scrittore non son mai stato, ( scribacchino da elogio funebre forse, ma solo nei momenti di massimo splendore ), quindi non ha senso accampare scuse: la verità è che io di Inter scrivo volentieri solo quando è agli estremi, o benebenebene, o malemalemale.
Quando, come ora, non è né carne né pesce, mi distraggo, penso ad altro, il cromosoma di autodifesa inconscia Internata mi spinge a restare, quasi volentieri,  in altre faccende affaccendato.
Sì perché l’Interismo che si agita in me non ammette toni democristiani, detesta il cerchiobottismo del tipico tifoso da squadretta ( tutte, tranne noi, O’ Napule, le merdine cacciaviti e i ladroni in attesa di 41 bis ) ha bisogno di gioire all’impazzata o, di contro, prendersela con qualcuno o qualcosa con incipiente veemenza.
E invece no, la riga in mezzo di Mr.Spiaze è come un batido al Valium, riesce a smorzare anche la più polemica delle vis, ascoltare una sua intervista post partita riesce a suscitare un livello di interesse di poco inferiore  a quello indotto dal contare le piastrelline della doccia mentre si defeca.
E quindi? Perché mai tornare a proporre una mia versione quando non v’è nulla o quasi da dire?
Perché leggendo numerose critiche in questi giorni mi sono adombrato, pur non dovendo.

Il DNA tipico del normoInterista recita:  “tessere elogi sperticati, anzi esagerati, per un nostro giocatore, ma se non è sempre perfetto, chiederne la testa, anche gratis”
Ebbene sì, molti di noi sono i più sanculotti dell’universo del tifo, a costoro non va bene che si passi dall’applauso all’attesa che termini una fisiologica pausa, si deve andare direttamente in piazza, alla ghigliottina.
Chiedere oggi a gran voce la cessione di Barella solo perché il nostro, visibilmente nervoso, agita le braccia effettivamente troppo spesso, mi lascia basito, direi interdetto, visto che di Inter parliamo.
In un attimo si dimentica tutto.
Si scorda che l’orgogliosissimo guastatore sardo non ha mai smesso – e sono quasi quattro anni – di correre per lui e per gli altri, di rincorrere anche al 95° avversari scappati a compagni con la testa già sotto la doccia, di proporsi, provare, riprovare, tornare, contrastare, e poi tirare, sbagliando spesso magari, ma per Giove FARE, FARE, FARE non cincischiare come molti dei suoi compagni che, quelli sì, andrebbero allenati a calci nel culo.
E chiunque abbia un po’ di cervello sa che Barella ha in corpo ciò che molti altri non hanno: è Interista in maniera assoluta, alla Dimarco per capirci, è nato nerazzurro da una famiglia che l’ha nutrito a pane e Inter sin da piccolo.
Il suo sogno era giocare nell’Inter, sta vivendo il suo sogno cercando di crescere in fretta per aiutare il suo grande amore, e questa è la benzina che non ti fa mai andare in riserva, che ti dice che devi farlo anche quando le gambe sono delle zampogne di acido lattico, che devi farlo per ciò che ami di più al mondo.
Oh, intediamoci, non stiamo parlando di un mezzo bidone ( alla Angelo Orlando, Piraccini, Scanziani per capirci ) che, in quanto Interista, pretende di ammorbarci con le sue nefandezze, stiamo parlando del giocatore che tutti i nostri peggio rivali in Italia e all’estero vorrebbero al volo, perché di bravi così ce ne sono pochi.
L’80% dei casciavid mollerebbero domattina il prediletto Tonali per avere Barella, ma noi, specializzati nel mollare gente come Pirlo e Seedorf per Guly e Coco, non impariamo una cippa, anzi, da autolesionisti sadici, ripercorriamo tragitti mentali da brividi sulla schiena.
Bene, caro Mam, lo sai, io amo l’Inter in maniera esagerata, ma non al punto dal non sentirmi libero di criticare ciò che non condivido o che ritengo malfatto o addirittura dannoso.
Ma se arrivassi al punto di non capire che l’amore per la propria maglia è un valore aggiunto inestimabile se aggiunto alle doti di un giocatore che sta per entrare nell’età dove si danno i frutti migliori, allora ti prego, fammi internare, ma veramente, non per gioco. Mi accontento di una infermiera prosperosa, i rincoglioniti anziani adorano le curve.

Ad majora, Capitàn

Cecio