La trasferta di Roma, sebbene contro capitolini rottamati in più settori, nascondeva non poche insidie. Chiamati a confermare periodo propizio, i nostri hanno offerto prova valida in una sfida che, a tratti, avrebbe potuto essere corrida, con tutto vantaggio per i giallorossi che, mettendola in caciara, si sarebbero potuti difendere meglio.

Noi abbiamo abboccato a tratti ma, forse per il bacio della morte sfoderato dal Turbinante al connazionale Mancini, tutto si è placato e il successivo errore, che ha liberato Lukakone al k.o. definitivo, ha tolto patemi e volontà di rincorsa.

La partita ha avuto altalena agonistica ingiustificata per la nostra convulsa imprecisione, particolarmente per decisioni poco meditate nei sedici metri; quasi un marchio di fabbrica.

A margine di questi commenti, che il risultato rende sofistici, dobbiamo annotare, ancora una volta, la magistrale prestazione del terzetto difensivo che, associato allo Sciamano Cespuglio, ha mantenuto la porta inviolata senza problemi di gran conto. Ha giganteggiato il Durlindana che, probabilmente, quando vede Roma si esalta; speciale la sua profonda intuizione che ha servito El Panteron. Questi, mettendo taglio di qualità suprema, ha fornito assist benefico all’accorrente Ercolino che, nel classico quinto-su-quinto del pentagramma inzaghiano, ha convertito in gol, collocando così entrambi gli autori nell’ambito delle prestazioni da asterisco.

Hanno avuto alterne vicende i due dioscuri del Durlindana: Turbinante Nicolino energico ma confuso, El Chala, randellante e non ispiratissimo. Ha amministrato Miky, ha scarpato il Giando ma, in definitiva, il centrocampo ha retto l’urto dinamico dei romanisti, riproponendosi sempre con puntualità. Come detto, mancano le decisioni ultime, ma si è vinto e va bene così. Anche Bellanova e l’Olandesina non hanno sfigurato. L’attacco ha mostrato le solite malinconie; la Belva di Anversa ha perso lo smalto che lo aveva incastonato dominatore nella stagione di Conte, tuttavia ha sportellato con utilità e non ha fallito il rigore in movimento decisivo. El Toro è stato lesto a servire Lukakone nel momento del bisogno e ha colpito una traversa, meglio che si sia tenuto una cartuccia per martedi.

Il commentatore ha qualificato la prestazione dell’Asador Maximo con la frase: “Oggi deludente…”. Ora, io dico, questi guarderanno seicento partite alla settimana, dell’Inter avranno vivisezionato ogni centesimo di secondo di gioco: come sia possibile fare un commento del genere è a me ignoto. Fuori dalle salamelle e dalle costine il nostro non ne imbrocca una; si gioca in dieci, alle volte dieci contro dodici.

Evidentemente Inzaghi lo usa come trappola; l’avversario capisce di essere in superiorità numerica, si sbilancia e noi lo castighiamo. Non ho altre spiegazioni plausibili a tanta broccheria.

Il Milziade ha iniziato il periodo nevralgico del suo percorso interista con un ruolino di tutto rispetto; il gioco sarà fluido a tratti, le occasioni si sprecheranno, le scelte spesso farraginose, ma i risultati arrivano senza grossi pathé d’animo. Che kakkio vogliamo di più? Battere il Milan!

Game over all’Olimpico; Mou ci vuole ancora bene.