I PROTAGONISTI
HANDANOVIC – Nonno Handa ha speso tutto il suo talento nel difendere la nostra porta in tempi grami post-Triplete; giunto a venerabile età l’ha mostrata tutta con riflessi al rallentatore e l’ansia tipica di chi ne ha contezza. L’ultima sortita è stata degna coronazione della sua degna vita interista. Da qui in avanti solo riconoscenza.
ONANA – Con le sue acconciature da Cespuglio, sembra una siepe di bosso, e le mani da Sciamano ha neutralizzato il dovuto; il vero miracolo è stato quello di esorcizzare tutti gli astanti che, terrorizzati, hanno sempre sparato dove non avrebbero nuociuto.
SKRINIAR – Skri è stato sgradevole sorpresa; speravamo che, a dispetto del nome da cacciavite, avesse in corpo l’interismo. Senza di quello è precipitato in un vortice di broccheria da cui ci ha salvato il suo “mal di schiena”.
DE VRIJ – L’Olandesina ha avuto inizio di stagione terrificante; panchinato, ha ripreso vigore sino a tornare verso livelli consoni.
BASTONI – Ciuffetto è sempre croce e delizia; qualche grande sprazzo di gioco, anche offensivo, qualche amnesia difensiva. In una squadra altalenante un autorevole interprete di stecche e acuti.
ACERBI – Ace lo smacchiatore d’area; grande rivelazione dell’annata. Se togliamo qualche giornata nera, sicuramente il migliore nel pacchetto difensivo. Animato da spirito di rivalsa ha agito come ogni rispettabile professionista dovrebbe.
D’AMBROSIO – Sant D’Ambroeus ha dato quello che poteva, non è molto ma neppure poco; sicuramente d’anima interista e quindi apprezzabile.
DARMIAN – Baby Face sarebbe da imbalsamare tanto sapiente è stato il suo apporto nei momenti critici; un giocatore esemplare che vorremmo rimanesse così per sempre.
DIMARCO – L’enfant du pais sente questa gerla; ara la fascia sinistra con devozione, ha raggio temporale limitato, tuttavia i timbri eccellenti con Milan e JMLS lo portano in una graduatoria di merito speciale per quest’annata.
GOSENS – Applicato al ruolo con teutonica volontà ha, come l’omologo compagno di corsia, marchiato giornate importanti di questa temporada. Onore al tudero.
DUMFRIES – El Panteron è stato salvifico e nefasto al tempo stesso; qualche colpo d’ala, sia in attacco sia in difesa, per giustificare una stagione di luci e ombre.
BELLANOVA – Il Bella avrebbe gamba ma non gliel’hanno quasi mai fatta slegare; un enigma mai risolto.
BARELLA – Turbinante ha finalmente svoltato nella direzione dei grandi centrocampisti; ha ancora biada da mangiare per diventare di eccellente qualità ma se siamo andati da qualche parte lo dobbiamo anche a lui. Serve lo smusso finale.
CHALANOGLU – El Chala è stata rivelazione gradita; suo il propellente verticale per la svolta nell’annata. Prezioso e combattivo ha tenuto la barra del timone quando tutto sembrava naufragio. Gli è mancato lo spunto finale. Peccato.
MKHITARYAN – Miky il semplificatore; eroga sapienza calcistica nei momenti del bisogno, le primavere gliene consentono dosi mesoterapiche, ma quelle che inietta nel nostro gioco sono di caratura europea.
BROZOVIC – Il Durlindana è scaduto a Brokkovic per poi risorgere a Super Marcy; farne senza sembra impossibile, talvolta appannato, ha come attenuante una stagione onerosissima.
GAGLIARDINI – Spiace dirlo ma è l’emblema dell’inadeguatezza, amen.
ASLLANI – Trasparente per l’allenatore, evoca pensieri contrastanti negli osservatori occasionali. Per me ha qualità eccellenti, forse leggerino.
LUKAKU – Il Gigante, infortunato, ha per lunga pezza traccheggiato malaticcio; non è più quello che ci ricordavamo, talvolta in circostanze chiave si è visto, altre, nella grande Finale per esempio, ha steccato.
MARTINEZ – El Toro ha posto sigillo sulla Supercoppa Italiana con un esterno a giro in controtempo che vale un assolo di “Bird” Parker (sax supremo degli anni cinquanta) al massimo dell’ispirazione. Senza di lui, pur con le sue neghittose assenze, saremmo al mare da tempo; con lui abbiamo potuto sognare. Non ha concretizzato il grande salto, ce lo riserverà più avanti?
DZEKO – Gekko ha mente lucida e corpo da rottamazione; certo le due stangate ai cacciaviti valgono la stagione, il resto è stato frutto di dedizione, purtroppo attanagliata da un tempo ormai andato.
CORREA – Due costine al cinque, presto con le salamelle al sei, mi raccomando poco cotta la fiorentina dei quattro e attento al gran bife del lomo veramente al sangue… il calcio è sempre stato da un’altra parte. L’Asador si è incastonato nello scaffale dell’inutilità assoluta, occupato da lui e da pochissimi altri in tutta la storia dell’Inter.
Hanno partecipato: CARBONI, ZANOTTI, CORDAZ,
Simone Inzaghi
Per me “Il Milziade del Trebbia”; stratega calcistico di livello medio, ha avuto un unico credo numerico: 3-5-2. Un mantra che ha ripetuto all’ossessione, anche nei momenti più sbagliati, con interpreti consunti dall’assiduo impiego.
Ha gestito rapporti interpersonali con maestria in epoche nelle quali, da regola interista, tutto sarebbe deflagrato e, alla fine, centrando un filotto incredibile, ha raddrizzato una stagione che pareva essere preda della mediocrità.
Il gioco è stato monocorde, sia nei movimenti, sia nelle tempistiche; la sorte sembrava avergli girato le spalle salvo poi accoglierlo nel caldo grembo dei fortunati.
Basta guardare le scelte della difesa e del centrocampo: la perdita di Skriniar gli ha regalato un Darmian supremo, l’infortunio del Durlindana gli ha liberato El Chala e Miky, nevralgici nel costruire ripartenze letali. Senza mai fare ardito turnover, ha cucinato gli uomini come sua abitudine ma, giunto allo stremo, è stato costretto ai cambi e ne ha tratto giovamento.
La svolta in un quarto d’ora di Inter-Lazio dove, contravvenendo alle regole auree, ha sparigliato; da lì in avanti, meno cross e più verticalità. Sarà stato un caso oppure era tutto confezionato, quasi fosse una sorpresa di carnevale?
I fatti gli danno ragione e certificano, una volta per tutte, che il calcio trae il suo fascino dall’imprevisto; lui, pettinato con la riga in mezzo, ha colto tutto l’imponderabile, sembrava fosse vittima di questo anatema mentre se l’è trovato come alleato quando realmente contava.
Considerato irraggiungibile il Napoli di quest’anno, ha preso il minimo sindacabile dal Campionato e ha vinto tutto il resto; nella Finale europea ha tratto il massimo, è mancato un po’ di coraggio e con lui la necessaria sorte. L’ho molto criticato ma, come si ama dire per influenze mediatiche, “Chapeau!”
