La vittoria del Napoli, qualora ce ne fosse di bisogno, ha sottratto tensione a questa sfida; l’Udinese, pressoché salvo e in cerca di un’ipotetica Europa, è venuto a Milano con spirito gagliardo e combattivo.

Noi, inutile negarlo, pensavamo già alla Cenpion Lig, con tutte le negligenze del caso.

Ne è scaturita una partita scombinata, confusa in molti aspetti, che si è decisa in tre minuti con tre rovesciamenti di fronte.

Al minuto settantuno Miky ha rubato palla sulla tre-quarti bianconera e ha servito con precisione nonno Gekko che, solo davanti a Silvestri, ha esaltato il trecciolino friulano; cambio di gioco e l’Udinese si è trovata quattro contro tre, buon per noi che Success, nomen non omen, abbia sciabattato centrando El Panteron in ripiegamento disperato, dalla ribattuta abbiamo imbastito energica offensiva, finalmente a un tocco, cosicché il primo centro onesto elargito da Ercolino Dimarco ha trovato una volée di classe nei piedi dell’armeno che – essendosi battuto, unico tra i tanti, contro l’idea di perdere – ha sigillato una prestazione eccellente. Minuto settantatre. E poi dicono che il calcio non sia caso… certo, Miky ha idea calcistica da grande palcoscenico, ma non è compreso; in più le primavere non sono irrisorie.

Gli altri – chi più, chi meno – hanno bestemmiato calcio, tanto che non sarebbero bastati tutti i confessionali del Duomo; ma, come spesso accade, la vittoria rotonda candeggia ogni anima. Tuttavia, lascia aperti molti interrogativi che speriamo non trovino risposte nel Porto dell’impomatato Conceicao.

È ricomparso nonno Handa, impotente sulla rete ospite; ha ringraziato tutti i piedoni amici che si sono opposti alle bordate udinesi, vedendo lui il pallone col binocolo. Ha diffuso terrore come di recente, al resto hanno pensato gli sventati colored del Friuli. Il trio difensivo non è stato irreprensibile, più per difetti di posizione che per reali mancanze. El Panteron è stato abbattuto in area per provocare il rigore, un merito, poi è stato volume scoordinato, salvandosi con la “parata” sul possibile vantaggio bianconero di cui sopra.

Ercolino mi pare in riserva da mo’; aveva uno scontro fisico impari, ma l’accuratezza del suo sinistro non è quella di inizio stagione. La sua riserva, Gosens, è impalpabile.

Finché c’è stato il Durlindana abbiamo avuto centrocampo a corrente alternata; il croato è ai titoli di coda, rumina calcio con tempi inadeguati. Poteva essere perno del gioco perché costante, oggi, con errori esiziali, avvia spesso la controffensiva avversaria. Di Miky s’è detto, mentre sul Turbinante Barellik potremmo spendere fiumi di inchiostro, che andrebbe sprecato. È apparso in versione ecumenica, questo la dice lunga su quanto poco spontanea sia la sua posizione mentale; recuperi spettacolari e ripartenze entusiasmanti si concludono, con frequenze non accettabili, in cross innocui o fuori misura, tiri alla Politano e palle perse. A parziale scusante l’avere un duo d’attacco come Gekko e Lukaku; il primo ne ha fatte più di Bertoldo, il secondo, per essere politically correct, è parso in ripresa. Nei fatti ha sbagliato un rigore che, con clemenza, è stato ripetuto per consentire un’esecuzione degna; difendendo palloni spalle alla porta, riporta al “fu Romelu”, ma fare solo quello lo rende simile, nel prodotto finale, a un Petagna qualunque. Della Belva di Anversa non mi pare d’aver visto nulla. Sant’d’Ambreus – schierato per Darmian già all’inizio del secondo tempo in osservanza al dogma numero uno del vangelo con la riga in mezzo “Giocatore ammonito, giocatore sostituito” – ha festeggiato il suo carnevale sportellando onorevolmente contro i macilenti bianconeri. Hanno messo marca differente El Chala, ora più che mai conductor maximo del nostro gioco, e il Toro che ha avuto due occasioni clamorose e ne ha convertita una.

Proprio questi due dovrebbero far riflettere il Milziade del Trebbia; col loro ingresso la squadra ha cambiato cifra tecnica nel punto nevralgico delle partite che il calcio moderno propone, ovvero dal 65-70 minuto.

Ieri la mente alla Cenpion gli ha fatto fare questa mossa; chissà che non serva a farlo riflettere per altre gare ove, schierando sistematicamente l’undici titolare, porta, con i cinque cambi, a far scadere il livello generale oltre i limiti di guardia. Fortuna vuole che, cambiando sempre tardi, contiene questa deriva. Non ho visto una grande Inter ma abbiamo vinto e non abbiamo riportato danni in vista del Porto; ridiamo quindi, c’è chi sta peggio.