Lo snodo di Coppa Italia con l’Atalanta poteva essere scoglio nascosto; questo ha messo in allarme il Milziade che, per incanto e per necessità, ha impostato il miglior schieramento possibile, con quella giusta dose di turnover.

Ne è scaturita un’Inter insolitamente fluida, favorita da un avversario garibaldino, che la prosopopea del Tranviere (Gasperini) ha disposto convinto di stropicciare i nerazzurri veri, in virtù di un calcio più spumeggiante.

Così non è stato, sebbene gli orobici abbiano avuto più di un’opportunità, che le amnesie dell’olandesina forniscono con troppa frequenza; la nostra fortuna risiede nelle doti sciamaniche di Cespuglio. Questo contrasto arancio-ebano evidentemente disorienta l’avversario; le uscite saranno da brivido, l’impostazione generica dettata dal caso, ma, alla fine, Onanone ha strappato un altro “clin-scit” (per dirla alla Pardo) e le coronarie hanno sofferto il giusto. Tra le mosse obbligate c’è stata quella vincente: Baby Face Darmian sulla linea dei tre. Milzy ha rispolverato l’eterno ragazzo in un ruolo che l’immenso Ferguson gli aveva consegnato nello United, non nella Turris. Questo Professionista, con la P maiuscola, ha ripreso il dizionario e, oltre a svolgere compito difensivo, ha reso le uscite della sfera più precise, elemento che ha consentito a un Chala in spolvero, a un Miky meno abulico e a un Turbinante efficace, ma nervoso, di gestire la fase offensiva con una spigliatezza che autorizza qualche piccolo sogno. Assecondati da una fisicità degli esterni ritrovata, ma ancora troppo approssimativa nelle fasi conclusive, hanno menato una danza ben lontana dal calcio ruminato e orizzontale che ci avevano propinato in tempi recentissimi, a dire che “el froebi” sia materia ben lontana dalla matematica e solo poco dipendente dalla logica. Il Milziade del Trebbia ha schierato la mitica Lu-La, nel tentativo di rianimare la Belva di Anversa; non giocando da più di un anno in modo continuo Big Rom ha perso condizione. Per me ha perso anche anima, quell’ingrediente essenziale che trasforma un potenziale plinto in una feroce pantera. La postura di Lukakone depone per il plinto: le mani sui fianchi, la bocca aperta, perennemente alla ricerca d’aria, sono gli elementi significativi di un atleta spento, più nell’intima convinzione che nel tempo atletico. Non penso, pertanto, che siano solo segni da scarso allenamento. Così Inzaghi, inserendo Asllani per el Chala e Gekko per il suddetto, non ha sconfessato modulo e ruoli, come da copione. La Ge-Lu, oppure Lu-Ge, si può variare a seconda dell’ispirazione, ha mostrato l’attitudine del Torito a battersi comunque e ha palesato un difetto che porta scusanti all’entrenador. Con un attacco così mal assortito, per rendimento, credo sia dura far risultato: Inza, non credo per convinzione, ha poi pensato di inserire l’Asador Maximo, plinto cementato di fronte alla carbonella, che, contrariamente alla sua indole, ha fatto qualcosa… si è fatto ammonire. Ha preso il cartellino all’arbitro, lo ha sventolato sulle braci per rinvigorirle, e ha posizionato un Gran Bife de Lomo per festeggiare l’ennesima semi-finale raggiunta dal suo estimatore, ovvero il Simone Inzaghi di cui sopra. È un piccolo traguardo che ci fa sperare in un finale di stagione meno vano; sotto col Derby, la vittoria varrà triplo.