Il relitto della Samp, che si aggira nel mar del campionato, non poteva certo impensierire chi ha avuto ragione del Barcellona; sebbene Deki Stanko abbia trasmesso spirito aggressivo, la compagine doriana avrebbe potuto stare a San Siro per tutto il periodo della sosta mondiale e non avrebbe segnato. In compenso, ne avrebbe prese altrettante. Di fronte a squadra pronta per la retrocessione, i nostri hanno lucidato l’argenteria, chi certificando una rinascita vicina alla radicale trasformazione (Barellik), chi smargiassando (El Tuku) e chi conferendo sicurezza, ovvero l’amato Cespuglione.

Il portiere di colore, a cui il dress-code fumo di Londra pare conferire aspetto regale, ha mantenuto linda la porta nerazzurra essendo puntuale ed elastico quando gli è stato richiesto; non sarà il nuovo Zamora ma, in definitiva, rappresenta un’entità che si era perduta nel corso degli ultimi campionati, ovvero il portiere.

Il trio difensivo non ha sbavato e l’Olandesina ha inzuccato, come da tempo non gli succedeva; gli esterni hanno spinto “come gregari in fuga”, avrebbe detto Paolo Conte.

Tutti sembrano assestarsi su una cifra calcistica più competitiva.

Siamo nella luna di miele inzaghiana, quella fase della stagione in cui riesce tutto; fraseggi alla “City”, lanci alla Suarez (Luisito, please), stop alla Maradona e “coast to coast” che portano al gol. Correa, lasciate salamelle e “asado de tira” sulla griglia, ha ingranato marcia superiore e, calciando senza livore, ha pennellato il sette con grande soddisfazione per noi. Vidi analoga azione, senza conclusione di egual pregio ma comunque efficace, per piede di Juan Carlos Pasinato, il Gondrand di Cittadella; sono pezzi che capitano e che vanno accolti con la gioia della sorpresa, aspetterei a gridare al fuoriclasse.

Mentre pare avviato con sincera decisione su quel trono il Turbinante Nicolino; l’asse Bastoni-Barella era già stato foriero di gioie contro JMS nell’anno scudetto. Ieri abbiamo assistito a deliziosa replica che ha portato il nostro moto perpetuo a siglare nuovamente. Quello che mancava per incastonarlo nella stirpe dei grandi centrocampisti moderni. Adesso manda meno gente a quel paese, corre con più giudizio; le prossime tre partite ci diranno la verità. Verità che abbiamo in tasca con El Chala direttore d’orchestra; pochi palloni ruminati, una certa capacità di variare i tempi e un’aggressività costruttiva nell’interrompere trame offensive avversarie. Non mi manca Brozo e questo è un segnale importante. Il resto è stato ludibrio, una fiera di belle giocate mescolate a negligenze ormai risapute; c’è uno spirito giocoso che non guasta, misura la nefandezza con un sorriso e ne elargisce uno più ampio per la prodezza. Il Milziade del Trebbia può fare i cambi come piace a lui.

Tutto si compie placidamente, come diceva un tormentone di qualche anno fa,

“… tutta la banda che suona e che canta
Per un mondo diverso
Libertà e tempo perso
E nessuno che rompe i coglioni”

By Lo stato sociale

 

Siamo alla 12esima, il Napoli ha gli stessi punti dello scorso anno, il Milan giù di lì e noi ne avevamo 25, oggi 24. Certo i partenopei sembrano di miccia diversa rispetto a dodici mesi fa, però soste e inversioni di forma sono in agguato.

Godiamoci quest’estate allungata, sognare non costa e fa dormire meglio.