La partita era insignificante; contava solo l’anima del calcio, ovvero il gioco.
Poteva essere un’occasione per sperimentare, per analizzare, per scoprire: ci ha restituito l’unica verità possibile, il calcio moderno non ci riguarda.
Dico questo senza fare accusatorio, non sarebbe il luogo, ma con la rassegnazione di chi, ammirato dalla verticalità dei bavaresi, deve adeguarsi al proprio avvilupparsi orizzontale.
Non abbiamo sfigurato, qualche episodio ci ha detto male, ma, nel complesso, si sono giocati due sport differenti; lo sapevamo da settembre, amen.
Quando si parla di gioco, però, è bene guardare nei dettagli; uno, insignificante nell’evoluzione, ma paradigmatico del nostro essere, si è verificato all’inizio dell’incontro.
Conquista palla dei gialli nella propria tre-quarti, Turbinante accenna per un pimpante Bellanova ma converge verso il centro; nel campo lungo televisivo si evidenzia con chiarezza il mismatch offerto da questa abile mossa, siamo cinque contro due e, più lontani, tre contro uno. Suggerimento all’Asador che dovrebbe solo lasciar scorrere per concretizzare inusitata superiorità numerica; stop da oratorio, palla al Bayern e, in men che non si dica, loro sono otto contro cinque…salverà Darmian – impiegato come terzo di difesa, ruolo cui lo deputò in gioventù Ferguson, non Oronzo Canà – ieri un professore.
Di Correa abbiamo detto fin troppo; il Cocco di Milziade ha avuto talmente tante occasioni per mostrare un presunto talento che vengono sospetti indicibili. Finiamola qui, per favore.
In questo gioco a compartimenti stagni si sta uccidendo Asllani; il ragazzo ha visione, meglio negli ultimi venti metri che davanti alla difesa. Derubricarlo a terza riserva di Brozo-Chala una condanna: non imparerà mai a fare il centrocampista, dote primaria e indispensabile, per giocare al calcio in quella landa.
Bellanova ha fattezze da campo di provincia; ha la sfrontatezza di chi vuol far vedere che corre più forte, talvolta ha piede, altre svirgola, segno di una problematica tecnica, risolvibile solo se allenata continuativamente.
Ha esordito in Cenpion Lig Valentin Carboni: sono rimasto impressionato dall’outfit.
Pantaloncino abbondante e alla “bagonghi”, look anni ’30, calzettone che corona il parastinco, un neo-Corso, gamba glabra (si farà la ceretta o se la farà fare?), capello impomatato da milonguero. Di Valentin (Rodolfo) ci sarebbe tutto, del calciatore aspetterò altra occasione.
Sui rimanenti, allenatore compreso, sappiamo già tutto; basta vedere come si è difeso in occasione del primo gol per capire quanto rozza sia la nostra organizzazione.
Certo, anche gli interpreti contano, se penso che Pavard è costato come Gagliardini….
Si chiude con un 23 a 7 nelle conclusioni che la dice lunga e copre un’ultima nota: il rigore, sul quale mi piace fare una riflessione con tutti voi.
Staffilata del Turbinante, da un po’ di tempo registrato come una balestra; Manè respinge a braccia unite.
Ora, una considerazione e una domanda; cominciamo dalla seconda.
Secondo voi, a centrocampo, qualsiasi arbitro, senza VAR, avrebbe interrotto il gioco e comandato punizione? Non credo esistano dubbi. Già questo sarebbe un primo elemento per affermare, in via definitiva, che esistono i falli e, se commessi all’interno del fatidico rettangolo, generano il rigore. Finis.
La seconda questione è la protezione del corpo; un conto è schermare faccia e parti nobili con un braccio, altro è opporre entrambe le mani, con gesto istintivo ma volontario, “parando” la palla. Tra parentesi girandosi di lato nell’atto di fare questo intervento da estremo difensore. Lo svantaggio per chi tira è evidentissimo; il danno procurato lampante. Mi allineo con Di Canio che, nel suo essere crudo, afferma: “Sta’ a ggiocà-ar-carcio…te piji ‘na pallonata ‘n faccia…e che ssarà mmmai?”
Esatto, che sarà mai della nostra Inter; domenica vedremo al JMS Stadium, il resto a febbraio.
