La vendemmia nelle terre dell’Amarone è risultata inaspettata; ubriachiamoci quindi, in questo mercoledì anomalo.
Quando vinci sei a zero il commento è pleonastico; c’è però una sottile vibrazione, che aleggia tra le maglie mappamondo (per me menano culo e quindi le indosserei anche in Cenpion Lig… giusto per non lasciar nulla al caso).
Verona è sempre stato un campo gramo, il Bentegodi ha una superficie untuosa, la palla scorre a fatica e il ritmo non ne beneficia. La nostra muscolarità è venuta fuori prorompente e ha impresso un timbro di gioco difficilmente contrastabile. L’impegno ravvicinato privilegia anche chi è più abituato e quindi abbiamo tratto ogni genere di vantaggio.
Tuttavia ho colto fremiti da grande squadra che spero non mi illudano; eccellente è stato il tourbillon messo in mostra dal trio di centrocampo. Miky – Chala – Durlindana si sono alternati a vertice basso, disorientando lo schema oppressivo verso il primo portatore di palla. Le uscite di Gekko si sono rivelate più illuminanti, quindi efficaci nel liberare spazio nel cuore dell’area per incursioni e diversivi. Con lui tutti si sono esaltati, mostrando uno spirito calcistico rilassato, al limite dell’allegria. Da ultimo, ma non meno importante, la squadra ha intuito il “momentum” del match: ha gradatamente alzato la pressione e, quando c’è stata l’opportunità, ha dapprima indirizzato e poi ucciso la partita. Un presagio di grandezza mitigato dal fatto che l’Hellas, forse, ha la spia della riserva accesa dopo una mirabolante rincorsa.
I risultati dagli altri campi eccitano ma, da buon interista, voglio rimanere pessimista; le sei rondini di questa sera spero facciano il nido ma, con questo stesso spirito, vorrei svegliarmi il 17 di maggio.
It’s a long way….
